Chaos and creation in the (major) back yard

Gli uffici delle major discografiche rappresentano il segnale evidente e tangibile della crisi che attanaglia il mercato.
Basta andare a toccare con mano per accorgersene.
I palazzoni signorili rimangono sempre gli stessi palazzoni signorili, gli appartamenti adibiti ad uffici risplendono ancora per la loro tecnologia (tipo la macchina del caffè, scherzo), i loro muri colorati di dischi d'oro (tutti appartenenti al decennio scorso, con l'eccezione di quelli di Vasco), i cartonati che intralciano la quasi intera superficie camminabile e avveniristici impianti per ascoltare la musica che, spesso e volentieri, danno l'idea di essere lì solo per rappresentanza.
Il segnale della crisi, però, è un altro.
E' che sono vuoti. Questi enormi appartamenti/uffici avveniristici e tutto quello che volete voi, da un po' di tempo a questa parte danno lavoro solo ad un paio di persone (parlo delle sedi romane) e si fanno notare più per la tristezza emanata da alcune stanze in cui, fino a pochissimo tempo prima, la vita scorreva, le chiacchiere viaggiavano, la musica si ascoltava ed ora vengono depositati i pacchi in giacenza.
E vi giuro che l'estate non c'entra.
O c'entra in parte.
Il nuovo disco di Paul McCartney si chiama "Chaos and Creation In the Back Yard".
E' scritto più o meno in tutti giornali, ma alla EMI non lo sanno ancora.
Per loro il disco si chiama "MLP" e le poche informazioni che hanno le devono ad una mail mandata dalla casa discografica americana, che viene stampata ed adibita a cartella stampa per i poveri malcapitati che, come me, devono fare "l'ascolto" dell' album in sede.
Peccato che la mail in questione sia foriera di alcune perle che con magno gaudio vado qui ad elencare (le perle che con magno gaudio vado qui ad elencare sono offerte da Chiappolin. "Chiappolin ed il tuo stomaco fa din-din". Altro che Google Ads).
Allora, oltre alla tracklist dell'album e alle note sulla produzione (Mr. Nigel Godrich, non se si mi spiego), i simpatici lavoranti della major in questione si sono dimenticati di levare il testo della mail.
Testo in codice, in cui l'artista Paul McCartney viene identificato come Pete Mitchell:
"Hi ------ this is the new Pete Mitchell album.", e cose del genere.
Ecco, l'ipotesi sono due (le ipotesi che sono due vengono gentilmente offerte da Autospurgo Gianni Malandrucco e figli. Ripeto: altro che Google Ads).
O alla EMI pensano che storpiare il nome dell'artista (nelle mail private) sia un modo per fottere la pirateria discografica (e qui m'immagino una pletora di mail riguardanti Vito Rozzi, Cesiro Creminini, gli Ultramagr, i Suono Bulletti e gli immancabili Sigur Rose - no, così li chiamano solo sulla Repubblica), oppure Paul McCartney è veramente morto nel 1966 (cosa, per altro, ribadita in questa intervista) e la famosa leggenda metropolitana era sbagliata solo in parte:
Pete Mitchell e non William Campbell. Come si era sempre creduto.
(Le leggende metropolitane sbagliate in parte sono offerte dalla Pasticceria Germano, che mi paga gli ads in strudel alle noci).
Ma, questo benedetto album come diavolo è?
Non lo so. Non lo so ancora.
Qua bisognerebbe aprire mille parentesi (le mille parentesi che si aprono sono offerte da... OK, la smetto) su quanto sia produttivo chiedere un giudizio su un disco dopo un solo ascolto (un ascolto e mezzo quando va bene), effettuato anche in condizioni non proprio agevoli (tipo in una stanza che sembra quella del Pentagono in cui decidono chi si deve bombardare oggi, con l'unica variante che si viene lasciati soli in balia di un discografico fin troppo solerte che, ogni tre minuti ti apostrofa così: "Bello eh? Ti piace? Secondo me è bello. Che dici?").
Bisognerebbe aprirle, ma non le apro. Che ne ho aperte già troppe.
Dico solo che "Chaos and Creation In the Back Yard" è un disco di McCartney.
Nel bene e nel male.
La produzione di Nigel Godrich si sente in maniera pesante solo in un caso (il singolo Fine Line, ascoltabile in streaming qui) e per il resto si limita a svolgere il compitino.
I suoni sono molto 60's e rimandano alle ballate bucoliche come Mother Nature's Son e The Fool On The Hill, i testi invece proseguono la linea tracciata negli ultimi lavori del "Macca" e parlano delle solite cose (Linda, il figlioletto nato da poco, la pace nel mondo e compagnia cantando).
Eccezion fatta per Vanity Fair, canzone - per altro piuttosto bruttina - in cui il nostro si lamenta della sua vita da star stressata dal gossip e dai paparazzi.
Insomma, secondo il discografico solerte si tratta del miglior lavoro di Paul McCartney degli ultimi quindici anni.
E guardando indietro al McCartney di quindici anni fa non si riesce a non dargli ragione.
9 Comments:
dice il saggio "so' cazzi loro". ci sono ragioni anagrafiche a supporto della teoria del saggio, ma come ogni teoria anche la teoria del saggio vale soprattutto per dimostrare e giustificare se stessa. quindi la risposta giusta è BOH. hold it or wear it :)
la cosa buffa è che alla tipologia di ufficio-major che dici tu se ne affianca almeno un'altra, specie a milano, ovvero quella fatta di corridoi larghissimi e uffici minuscoli e/o pieni di gente. in uno di questi ci siam stati insieme, direi..
ma infatti è diametralmente opposta la logica degli uffici major tra roma e milano.
a roma ci sono i mega uffici, ma la gente viene spedita via, oppure proprio a milano dove, fra un corridoio e l'altro, si rinchiudono anche in quattro in ufficio da due.
sì che ci siamo stati insieme.
Ma è meglio o peggio di Flaming Pie (che a me pareva discreto)?
meglio.
flaming pie era così così. come tipo di scrittura siamo da quelle parti, comunque.
Spero che in molti abbiano smesso di comperare i dischi di Pauletto McEuchessina... lo prendi la sera e cachi la mattina.
(Commento offerto dal negozio di Marco che fra poco apre... anche lui venderà Pauletto!)
e rispetto a "flowers in the dirt"? :)
eheheehh
aurelio, maledetto:)
forse è meglio flowers in the dirt:D
Il migliore di tutti rimane sempre RAM,con Linda che canta Cook in the house con sottofondo di uova a friggere sui fornelli...
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