Che gira intorno

Il bello della musica è che non l'acchiappi mai.
C'è sempre qualcosa che ti sfugge tra le mani e neanche te ne accorgi.
Puoi illuderti di governarla, di conoscerla, di interpretarla.
Ma alla fine quello che ti resta è solo l'illusione.
La musica corre sempre più veloce di te. Se sei sul rettilineo, lei sta già curvando.
Se stai percorrendo una discesa, lei è lì che affronta la salita successiva.
Più veloce della luce.
Richard Swift è nato nel 1977. Se fosse di Roma, lo chiameresti "pischello".
Ma non è di Roma, quindi al massimo lo puoi chiamare "guy".
E' la classica persona a cui non daresti una lira.
Anonimo. Segni particolari: nessuno.
Ha la faccia di un pugile. Questo sì, ma non so se può essere definito "un segno particolare".
Ad essere particolare è il suo sogno. E la sua convinzione.
Quella che il pop sia una faccenda da risolvere al di fuori dei grandi studi, senza l'aiuto di musicisti, orchestre e produttori.
Per Richard Swift il pop è una questione privata.
Un gioco da tenere chiuso in cameretta.
In perfetta solitudine.
Solo lui, i suoi strumenti, un computer, un quattro piste ed un sacco di idee.
Idee che non sfiorano per niente il concetto di novità e si concentrano sulle melodie.
Quelle sì, veramente senza tempo.
Nella solitudine della sua cameretta, Richard Swift partorisce due album.
"Walking Without Effort" e "The Novelist".
Poco più che due CD-R.
Swift se ne frega di promuoverli, si limita a fare concerti in giro e a renderli disponibili agli "scaricatori folli".
Passano due anni e finalmente qualcosa si muove.
Squilla il telefono, è la Secretly Canadian, un'etichetta che raramente ne sbaglia una.
Da quelle parti si sono innamorati di Richard. Vogliono produrre il suo prossimo album, ma allo stesso tempo ritengono un'ingiustizia quei due dischi passati sotto silenzio ed hanno un'idea.
"The Collection Volume One " esce in questi giorni. Le canzoni sono diciasette.
Tutte quelle che in separata sede davano vita a "Walking Without Effort" e "The Novelist", messe in fila. Una dopo l'altra.
Tante, normalmente sarebbero anche troppe, ma non in questo caso.
Richard Swift scrive canzoni figlie legittime di Van Dyke Parks e Burt Bacharach e le canta con una voce in bilico tra Damon Albarn ed Elvis Costello.
E' solo musica pop (a bassa fedeltà), ma di quel pop in grado di svegliarti e farti sgranare gli occhi.
Probabilmente il suo "Smile" non lo scriverà mai, probabilmente resterà per sempre un pischello con la passione per il gioco del pop. Probabilmente ce ne dimenticheremo in fretta.
Ma ora c'è, ed è una gioia ascoltarlo.
4 Comments:
Si può sempre chiamarlo "kid".
eh, ma fa troppo heavy metal:D
eh, però non si trova niente sulle reti p2p....
uèèèèèèèèèèèè!!!!
come no? io ho verificato su slsk. Qualcosa c'è.
tipo The Novelist.
Magari quando ho tempo lo metto su sadpandas
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