Sulla bocca di tutti ("Che palle i blogger: parlano tutti degli stessi dischi, libri e guardano le stesse serie televisive")
Honeycomb - C.V. 2005


Tema: “I miti non esistono e neanche i miti dei miti”.
Secondo il comune volere, ora ci andrebbe scritto “svolgimento”, ma dato che del comune volere non me ne frega poi niente, vado avanti per la mia strada.
Ognuno si sceglie gli idoli che si merita. Il mio è calvo, di robusta costituzione (attenzione, questo è un eufemismo), suonava la chitarra e cantava in una band chiamata Pixies.
Lo fa ancora, a voler essere pignoli. Solo che nel frattempo fa anche altre cose.
Nell’estate del duemilatre, si è caricato i suoi strumenti sul pick-up, si è seduto al volante, ha acceso il motore ed è partito. Destinazione Nashville.
Ad aspettarlo, da quelle parti, c’erano alcuni dei suoi personali eroi di gioventù (ecco il perché di quanto scritto sopra).
Le canzoni no, quelle facevano proprio parte del viaggio dall’inizio.
Erano sedute sul sedile di fianco a quello di Frank, mentre il nostro cambiava le marce e teneva gli occhi incollati sulla strada. Me lo immagino, una volta arrivato, mentre spiega a gente che ha fatto la storia della musica, gente che ha suonato con Dylan e messo la propria firma sulla quasi totalità dei classici Motown, come suonare o non suonare questa o quella parte di piano, chitarra, batteria e altro. Me lo immagino, emozionato e tremolante, così come potrei sentirmi io a spiegare come si scrive un articolo a Vittorio Zucconi, mentre fa ascoltare le sue canzoni ed un po’ si vergogna. In “Honeycomb” ci sono alcune delle più bellecomposizioni della carriera da solista di Frank Black (Sing For Joy e My Life In Storage su tutte), ma allo stesso tempo il disco non riesce a decollare come vorrebbe. Colpa di una scrittura per una volta eccessivamente troppo calligrafica nel ripercorrere la storia del suono rock americano e di una voce non selvaggia ed imponente come al solito, ma trattenuta, strozzata e quasi timida.
Un po’ come se l’emozione avesse preso davvero il sopravvento su tutto il resto.
Poi i miti restano tali, unici ed intoccabili.
Anche quando il cuore te lo scaldano solo a metà.
4 Comments:
per me è un gran bell'album!
Caro Colas allora sei d'accordo con me! E' meglio avere pochi miti se no ci condizioniamo il giudizio... e spesso è meglio che i miti spariscano di colpo: almeno chi l'ha fatta grossa.
Speriamo che Black non si ammosci
Telepatia.
-nordovest
"cambiava le marce" forse no...
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