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mercoledì, novembre 09, 2005

Le guide pratiche di [indiessolvenza]: come sopravvivere agli autobus romani

Sono anni, anzi secoli, anzi millenni, che la storia, la letteratura, il cinema ed i mass media ci dipingono i cittadini di Roma come esseri coriacei, disillusi, un po’ fresconi, ma dotati di grande coraggio.
Le ragioni che determinano questo tipo di carattere sono le più varie e disparate.
C’è chi sostiene che sia merito del “biondo Tevere”, chi causa dei geni ereditati da avi guerrieri, chi del “buco dell’azoto”, chi… metteteci voi quello che più vi aggrada.
Tutte motivazioni condivisibili, ma al tempo stesso errate.
I Romani sono coriacei, disillusi, fresconi e dotati di grande coraggio per un solo, semplice, motivo:
ogni giorno, i romani prendono gli autobus romani.
“E vabbè” direte voi (“va beh”, se siete di Milano), che cosa sarà mai?
I romani prendono gli autobus romani come i milanesi prendono gli autobus milanesi, i torinesi quelli di Torino e i forlimpopolesi quelli di Forlimpopoli.
OK, ma non è la stessa cosa. Non è per niente la stessa cosa.

Gli autobus romani sono un luogo della mente, un ponte immaginario che collega la città eterna a Baghdad sotto le bombe, o New Orleans sotto Katrina.
Una specie di “isola che non c’è”, in cui vigono leggi e regole che non trovano conferma in nessun altro luogo della società civile.

Innanzitutto: sono sempre pieni.
Sempre! Non c’è differenza tra il giorno di Natale e quello di Ferragosto, tra la domenica e il lunedì. Tra la notte e la mattina.
A Roma l’autobus si prende sempre. Talmente “sempre” che una domanda sorge spontanea:”Ma dove cazzo andranno mai tutti?”
Domanda che crolla miseramente quando si arriva alla conclusione che su quell’autobus stipato ci siamo anche noi e prima di chiederci dove vanno gli altri, dovremmo pensare a dove cazzo stiamo andando noi.
E vi giuro che questo non è affatto un bel pensiero.
Per salire e sopravvivere all’interno di un autobus romano occorre fare ricorso alle più disparate e particolari tecniche. Tecniche che si tramandano di generazione in generazione e che permettono a questa città di conservare il maggior numero possibile di abitanti.

Mentre si aspetta che l’autobus apra le porte, è sempre conveniente assumere una posizione simile a quella degli atleti che aspettano il segnale dello starter. Una volta aperte le porte, bisogna partire senza curarsi di niente e nessuno. E’ consigliabile usare i gomiti come solo ad un concerto dei Motorhead, in modo di farsi strada e mandare K.O. i potenziali avversari.
Nonostante tutto, riuscire a conquistare un posto a sedere è difficile come è difficile che Biscardi possa riuscire ad azzeccare un congiuntivo. Bisogna essere pronti, quindi, ad affrontare un viaggio in piedi ed in situazioni di estremo disagio fisico.
Per prendere posto su un autobus romano è necessario far uso del training autogeno per convincersi di essere come uno dei “fagioli della Carrà”, in modo di riuscire a sopportare la vecchietta che tenta di infilare la sua borsa dentro il tuo coccige, il vecchietto che appende l’ombrello bagnato ai tuoi jeans e la famiglia di cingalesi che ti spunta da sotto le ascelle tutta intenta a suonare Everyday I Love You Less and Less con dei flauti di pan.

Perché, come tutti i luoghi a sé, anche gli autobus romani godono di una particolarissima fauna che li popola e li rende tali.
Gli abitanti da autobus s dividono in diverse categorie:

  • Le vecchiette da autobus
  • I vecchietti da autobus
  • I visitatori occasionali da autobus
  • Gli animali notturni da autobus
  • I conducenti di autobus

Le prime sono sicuramente le più pericolose e quelle per cui è necessario un grado di attenzione altissimo.
Le vecchiette da autobus sono come le locuste: si attaccano alla preda e non la mollano finché non riescono a raggiungere il proprio obiettivo.
Di solito un posto a sedere, a volte semplicemente qualche attenzione.
Alle vecchiette da autobus, non importa niente di te, di quello che fai nella vita, se ti sei rotto un piede, se hai il colon divorato dal cancro… alle vecchiette da autobus interessa solo che tu sia disposto a levarti dal cazzo e che tu lo faccia nel più breve tempo possibile.
Solitamente ti si avvicinano, e senza dire una parola ti si piazzano davanti facendo gli occhi sofferenti e gemendo come se una bomba fosse scoppiata tra le loro ginocchia. Se non reagisci alzandoti immediatamente e cedendo loro il posto, il loro atteggiamento passerà in brevissimo tempo da irritante a furente.
La vecchietta da autobus incomincerà ad urlarti contro di tutto, a sacramentare sulla tua famiglia, a fare allusioni poco carine sui tuoi natali e non si placherà finché tu, stremato, scenderai dal mezzo.
E’ in queste occasioni che entra in scena la seconda categoria, quella dei vecchietti da autobus. I vecchietti intervengono di solito per dare mano alle loro pari età femminili e le fomentano dando vita a quelli che in cinque parole osiamo definire “i soliti discorsi da autobus”.
Di solito aprono le danze dando addosso agli stranieri - poco importa se l’oggetto in questione del loro dibattere è nato a nord di Bovise Masciago (città già soprannominata Masciagùn e a cui Leslie Feist ha già dedicato una celeberrima canzone: “Ooh oh… masciagùn, masciagùn”) ed ha i genitori dirigenti della Lega Nord - poi passano alla celebrazione di quando “c’era Lui”, smadonnano contro questa gioventù perditempo e fancazzista, invocano Badoglio e finiscono per dare la colpa di tutto all’Euro. Solo perché non gli hai ceduto il posto.
I visitatori occasionali fanno tenerezza. Li riconosci subito, sono quelli che prendono possesso del centro del mezzo e, per tutto il tragitto, mantengono la stessa espressione tipica dei marines colti alla sprovvista da un attacco di Vietcong. Fanno fatica a rilassarsi e mantengono costantemente le mani a proteggere portafoglio, borse e quant’altro. Sono la preda perfetta per un’altra categoria non citata nella lista di poco sopra: i borseggiatori da autobus.
Di tutti i protagonisti di questo nostro excursus, i più divertenti sono sicuramente gli animali notturni da autobus. Possessori di quella follia tipica del popolo della notte, si dividono a loro volta in diverse sottocategorie.


I folli, appunto, innocui, caciaroni e imprevedibili. Sono in grado di improvvisare spettacolini, come di generare vere e proprie catastrofi.
Chi non si è mai trovato a contatto con uno di loro non può vantarsi di saper veramente affrontare gli autobus romani. Personaggi mitici come l’omone di colore che riesce a fare uscire gli occhi dalle orbite, il vecchio che si crede Chuck Norris e lotta contro ninja immaginari, il misogino che inveisce costantemente contro il sesso femminile pronunciando frasi da non utilizzare in una conversazione salottiera… tutti personaggi entrati nel cuore di questa città quasi quanto Giulio Cesare e Er Monnezza.
Purtroppo non ci sono solo loro, purtroppo ci sono anche i minacciosi: piccoli esponenti della triade, avanzi della banda della Magliana, papponi, ultras della Lazio…
Tutta gente che trascorre le proprie nottate sugli autobus con la speranza di fomentare una rissa e condire la propria esistenza a colpi di “Ma che cazzo te guardi?”, et similia.
Poi ci sono gli autisti, i veri protagonisti della vita da bus. Gli eroi immortali che detengono il potere, e come gli dei dell’antica Grecia dispongono del nostro destino e lo plasmano secondo la loro volontà.
Ma essendo Roma una città senza uguali ed il mondo degli autobus quel sottobosco di cui stiamo parlando da quasi settemila battute, anche gli autisti non sono immuni da quella follia essenziale per sopravvivere all’altra follia. Quella altrui.
Ho visto con i miei occhi autisti stare fermi al capolinea ad ascoltare l’intero primo tempo di una partita della Roma, mentre l’autobus si riempiva e le persone si spazientivano. Li ho visti fermarsi in strade ad alto scorrimento solo per redarguire passeggeri troppo zelanti a colpi di “Mo’ basta, m’hai rotto er cazzo. Scenni!”.
Li ho visti incazzarsi con chi violava le leggi antifumo e li ho visti accendersi, subito dopo, sigarette su sigarette.
Dei veri e propri eroi. Nient’altro da aggiungere.
Pari agli autisti, ma molto più rari e stronzi, sono i controllori, degli esseri in grado di esprimersi solo e sempre a blocchi di due parole: “Biglietto, prego”, “Sono cinquantuneuro” o “Paga subito?”.
E basta.
Sono loro il vero male dei trasporti pubblici, romani e non solo. Coriacei, disillusi, un po’ fresconi, ma dotati di grande coraggio dall’alto del loro tesserino.

[continua… ]

8 Comments:

Anonymous Anonimo said...

la battuta su feist è da denuncia... per questo mi piace un sacco!:)
s.

4:36 PM  
Anonymous Anonimo said...

prendendo l'autobus a Roma almeno due volte al giorno da esattamente dodici anni mi permetto di riprenderti su una categoria omessa: quella degli adolescenti da autobus, branchi di tredicenni quattordicenni quindicenni sedicenni alla moda-del-quartiere che bofonchiano o squittiscono (a seconda del sesso) in merito alle più futili banalità lasciandoti un vuoto esistenziale al loro goffo e sempre improvviso scendere dall'autobus al grido di "ahò rega', è questa".
alcuni di loro tragicamente crescono, senza soldi o senza che i loro genitori si siano sufficientemente convinti all'acquisto di un pratico motorino, e te li ritrovi tutti lì, sui posti in fondo, quelli troppo alti perchè le vecchiette ti rompano le scatole per sedercisi, con gli sguardi spenti e assenti, rassegnati ad affrontare altri lunghi anni di vita universitaria tra sedili vibranti, stantuffi di porte, finestrini inamovibili ed attese interminabili alle fermate.

4:38 PM  
Anonymous Anonimo said...

:)

6:33 PM  
Anonymous Anonimo said...

Quelli che nonostante scendano 362 fermate dopo rimangono attaccati al palo d'entrata, sulla porta centrale, come se ne andasse della loro vita e non scendono per farti passare nemmeno se li spruzzi di nalpalm?:-)
Comunque è Bovisio Masciago, anche se certo, Bovise fa tres chic!
Manu

9:54 AM  
Blogger colas said...

di solito sono i visitatori occasionali.

Ma dai, quindi bovisio masciago esiste davvero? ed io che pensavo fosse frutto del mio genio:)

Scherzo,
magari c'è anche Treccate sul Minchio.

10:51 AM  
Anonymous Anonimo said...

C'è Valeggio sul Mincio!!!
Detto Veleggio sul Minchio.

11:12 AM  
Blogger crush said...

Peccato che Vergate sul Membro sia una località apocrifa...

1:17 PM  
Anonymous Anonimo said...

(e prova anche a saltarci dentro al volo con le stampelle mentre la prima categoria di cui parli con i bastoni tenta di buttarti giu'...)
bello.
ciao

11:38 AM  

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