Like a Smoking Gun in Front of Me

"... già adesso non c'è più molta gente che ascolta 'Sgt. Pepper', e sono passati solo otto anni da quando il disco è esploso nel mondo del pop e, come aveva profetizzato Richard Goldstein sul New York Times, ha finito per rovinare il rock delle stagioni successive, rendendo i musicisti da quattro soldi ancora più tronfi e pretenziosi di quanto non li avesse già resi la droga..."
(Lester Bangs 23 aprile 1975)
Prendi tutto l'amore che c'è, quello scritto tutto in maiuscolo. L'AMORE.
Quello "fatto di fiori e perline che due mani lerce ti regalano all'angolo della strada" (sempre Bangs). Prendilo, e poi svuotaci addosso il caricatore di una quarantaquattro magnum.
Così, solo per vedere l'effetto che fa.
I Minus 5 sono il giocattolino pubblico di Scott McCaughey, per molti il tizio con la barba che suona le chitarre e le tastiere ai concerti dei R.E.M., per pochi altri uno degli agitatori del rock "altro" americano, in pista fin dall'inizio degli anni '80.
Il giocattolino pubblico, dicevo, la macchina del tempo musicale che il Doc. McCaughey si è costruito nello sgabuzzino e che tira fuori ogni qual volta ha voglia di farsi un viaggio in epoche lontane. Seppur non lontanissime.
"The Gun Album" sembra un vero e proprio disco scritto e registrato alla fine degli anni sessanta. Proprio quando l'AMORE che andava di moda era proprio quello universale di cui si parlava poco sopra. Gli anni sessanta della Londra swingante dei Kinks e di David Bowie (Rifle Called Goodbye sembra un brano di "Hunky Dory"- lo so, è del 1971- registrato con i Byrds) e dell'America di Dylan.
Eh sì, gli anni sessanta dei Beatles.
C'è tanto di Lennon-McCartney nelle canzoni scritte da Scott e dai suoi compagni di viaggio (principalmente Peter Buck, Bill Rieflin e John Ramberg, ma anche gli Wilco, Sean Nelson dei Long Winters e Colin Meloy e John Moen dei Decemberists).
Più il secondo che il primo. Forse.
Tutto è però filtrato attraverso una sensibilità al mille per mille americana ed un gusto per gli arrangiamenti molto più virato verso la semplicità e focalizzato a far luce direttamente sull'essenza dei brani. Senza orpelli e preziosismi, anche se sarebbe stato meglio dire particolarismi, di sorta.
L'influenza dettata dai progetti personali dei partecipanti a "The Gun Album" è evidente come giusto che sia, visti i nomi coinvolti.
Per cui è facile riconoscere in With a Gun e All Worn Out gli Wilco più pop (quelli alla Hummingbirds, per capirsi) e finire quasi per considerare Cemetery Row W14 come un vero e proprio pezzo dei Decemberists.
E' altrettanto facile considerare un album del genere come una specie di All Star Game per gente con stivali e chitarra, un divertimento e poco più.
Un'ancora superflua gettata nell'immenso mare di dischi, mp3, torrent, flac, triccheballacche e putipù in cui siamo soliti annegare.
Un disco che non cambierà la vita a nessuno, probabilmente neanche a chi l'ha fatto, e che va preso per quello che è. Una raccolta di canzoni classiche destinate a tenere compagnia per una giornata, una settimana, un mese, un anno... fate voi.
Finché la noia non arriverà a spazzare via tutto, e non uscirà qualcosa di veramente sconvolgente.
Come dei nuovi Beatles e un nuovo "Sgt. Pepper".
Roba che non succederà mai è che sta lì per dimostrare che ogni tanto, o g n i t a n t o, anche ai più grandi capita di sparare stronzate.
Finché basterà una sola canzone a far andare per il verso giusto una giornata.
Come un colpo di pistola.
10 Comments:
fantastica la citazione di bangs!
secondo me bangs non ha detto poi sta' gran cazzata
forse non tutti sanno che:
TRICCHEBALLACCHE è la parola usata dai doppiatori italiani per realizzare la risata degli alieni Kodos e Kang nella serie I Simpson.
distinti saluti.
forse non tutti sanno che: triccheballacche e putipù è una canzone di carnevale che girava in una cassettina che aveva mia sorella quando era bambina e che ogni tanto ritiro fuori.
Bangs ha detto il vero, altro che. Un altro che sui Beatles dice il vero è Piero Scaruffi, che spesso non mi piace, ma sui Beatles (http://www.scaruffi.com/vol1/beatles.html) ci ha preso, oh se ci ha preso...
l'unica cosa che posso condividere è che i beatles con un certo tipo di dischi hanno finito per generare un psicosi collettiva che negli anni settanta ha spinto gente a riempire le canzoni il più possibile, finendo per dare vita ai mostri progressive che proprio non sopporto.
Ma Bangs nel 75 diceva che Sgt Pepper sarebbe stato dimenticato in fretta.
Trentun'anni dopo è uno dei dischi più venduti ed ascoltati della storia.
Si è sbagliato.
Mi pare evidente.
Io sui Beatles ho un parere totalmente opposto al tuo e a quello di Scaruffi (soprattutto il suo).
Sono il più grande gruppo di sempre.
Lo so che è una banalità, ma è verissimo. Come è vero che se ne trovano tracce nei gruppi, negli artisti e nei generi musicali più disparati.
Sulla previsione di dimenticanza, in effetti, Les ha toppato. Sul resto la pianto, tanto nessuno riuscirà a convincere l'altro! :)
ma infatti.
comunque io non voglio convicerti, anzi.
Sono consapevole che discutere di certi argomenti è come convincere un esponenente del moige ad apprezzare il wrestling:D
>colas ha scritto:
>i beatles con un certo tipo di dischi hanno finito per >generare un psicosi >collettiva che negli anni settanta ha >spinto gente a riempire le canzoni il più possibile, finendo >per dare vita ai mostri progressive...
semmai i beatles (o meglio George Martin) hanno adattato qualche cosa dall'emergente scena progressive per quanto riguarda gli arrangiamenti più
pomposi e qualche altra cosa; ma non c'è nessuna relazione di causa-effetto
tra il progressive e i beatles!
secondo me di sgt. pepper ne parla piu' la stampa(che ci prende i soldi ogni volta che nomina i Beatles,visto che ogni anno se ne escono fuori con una nuova antologia)
che gli ascoltatori.
basta con questa panzana che TUTTI discendono dai Beatles...forse una parte del POP melodico discende dai Beatles,ma c'è un mucchio di gente che con i Fab Four non ha mai avuto nulla a che spartire...
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