1956 - 2006

Un anno fa, o poco più, avrei dovuto trascorrere un'ora con lui.
In un pub.
Avremmo parlato di rock and roll, di Swell Maps, di quanto i Pavement e i Sonic Youth avrebbero dovuto innalzargli un monumento, di come si cade e di come ci si rialza.
Di una vita passata a convivere con la definizione seminale. Vedersela appiccicata ovunque, come un cartellino per il prezzo. Uno di quelli che trovavi anche su i suoi dischi.
Prima seminali anch'essi. Poi solo onesti.
Ma comunque degni di rispetto.
Ci saremmo anche scolati qualche pinta di birra. Probabilmente finendo per chiacchierare di cosa si prova a salire e scendere dal palco, del farlo da una vita, di caricare e scaricare il furgone, macinare chilometri e passare notti insonni. Di rimettersi in pista come uno sbarbatello qualsiasi e rifare da capo la gavetta. A quasi cinquant'anni.
Purtroppo non è successo. Altri impegni mi hanno spinto altrove.
Ho sempre pensato però che prima o poi quest'opportunità mi sarebbe stata data di nuovo.
Vista anche la sua seconda giovinezza.
Non succederà più.
Nikki Sudden è morto ieri. O forse domenica.
Era un grande. Ma questo credo che non sia io a doverlo dire.
(Se qualcuno si stesse chiedendo cosa diavolo fossero gli Swell Maps, qui c'è un video che spiega come la cosa migliore da fare sia uscire di casa e comprare un disco.)
4 Comments:
ci rimasi male quando morì Epic Soundtracks, ci rimango male anche ora.
gae
questo post senza commenti è troppo triste
notizia proprio triste...saluti a Nikki...
Ho conosciuto Nikki a Milano negli Anni Ottanta. Non molti forse lo ricordano, ma incise un disco acustico per una oscura e preziosa label milanese, la Crazy Mannequin. Ho copiato i suoi stivali, le sue sciarpette, i suoi pantaloni di pelle.
é stato lo-fi prima del lo-fi. nel 2000, all'ultimo giro di waltzer della lira, i suoi dischi storici si vendevano forati a 3000 lire. hai ricordato giustamente gli Swell Maps. Mi piace rammentare anche i concerti di Jacobites e French Revolution. Era consapevole di essere l'ultimo esemplare di una specie. A ogni primavera mi ricordavo di lui, delle sue ballatone sature di elettricità, del suo folk blues crudo, sporcato di poesia di strada.
Era e resta la colonna sonora epica di qualcosa che irrimediabilmente se ne va.
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