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Weeds



sabato, marzo 25, 2006

Ma mi si nota di più se faccio il post sul Caimano o...



Succede sempre. Dico sempre. Fin da quando ero bambino.
Non importa in che luogo mi trovi e in che circostanza, non importa di cosa si stia parlando e chi ne sta parlando, se è Natale, Pasqua, Capodanno, oppure una cena qualsiasi, una pizza, un panino mangiato appoggiati ad un muretto, non importa.
Quello che non cambia mai, è il momento in cui uno (un amico, un parente, un passante, uno che potrei essere anche io) entra in una discussione a gamba tesa - non importa neanche su cosa verta la discussione, chi l'abbia iniziata, ecc ecc - tirando fuori una frase che non c'entra niente ma c'entra.
"Te lo meriti Alberto Sordi".
"Continuiamo così, facciamoci del male."
"D'Alema, di' qualcosa di sinistra"
"Faccio cose, vedo persone... ".

Ecco, ogni volta che le frasi di Nanni Moretti vengono prese ed utilizzate come fossero proverbi - gettate sul tavolo verde con lo stesso piglio con cui un giocatore abituale svela un poker di fiori, sparpagliate come bastoncini di shanghai in cui il gioco non lo vince chi non tocca gli altri, ma chi si dimostra più figo, intellettuale, intelligente, più tutto- ogni volta, sento un impulso irrefrenabile. Una vocina nel cervello che ripete, insistentemente:"Io Nanni Moretti lo odio", o almeno dovrei odiarlo. Anche se non ce la faccio.
Più che lui, dovrei odiare "l'ambiente" che circonda i suoi film ed il suo personaggio, quello di quelli che lo chiamano Nanni e che aspettano ogni sua uscita come gli ebrei non smettono di aspettare il secondo avvento.
Dovrei odiarlo per quel suo vizio sacrosanto che lo porta a nascondere tutti i suoi film dietro un riserbo eccessivo che più che creare aspettative serve solo per far irritare la stampa, al punto che le settimane precedenti all'uscita di un suo lavoro vengono spese a tirare ad indovinare come diavolo sarà quel maledetto film.
Mentre il giorno dopo il giorno dei giorni (ah, l'enorme...), quello dell'anteprima alla stampa, si assiste ad un vero e proprio tsunami di notizie pronte ad inondare le pagine dei giornali e buttare giù tutto quello che trovano sul loro cammino.
Per "La stanza del figlio" avevo aspettato l'uscita in videocassetta, irritato da articoli, servizi televisivi, approfondimenti, che dal giorno prima della sua uscita al giorno della Palma d'oro ed oltre, non avevano risparmiato neanche il minimo dettaglio finendo per fare l'analisi psicologica anche del tubo di scappamento della macchina su cui Moretti e famiglia cantavano Insieme a te non ci sto più.

Così non ho resistito e ieri sono andato a vedere "Il Caimano", un po' per l'attenzione e la curiosità che ogni film di Moretti riesce comunque a destare in me, un po' perché li ho visti tutti, ma soprattutto per conquistarmi la possibilità di aprire un giornale o accendere la televisione senza imbattermi nel finale del film, spiattellato sotto il titolo della prima pagina del secondo quotidiano d'Italia (ad esempio), e per non lasciare il tempo ad un'irritazione montante di conquistare spazio e prendere il sopravvento.
E come al solito, sono bastati pochi fotogrammi per capire che di questo film tutti parleranno per il motivo sbagliato. Che le frasi citate negli occhielli dei giornali saranno quelle insignificanti (perché volutamente note e stranote) pronunciate dal Caimano in persona, che andranno a chiedere pareri a Sandro Bondi e Fassino, che s'interrogheranno sui voti che sposterà o meno, che prenderanno i dati degli incassi e li metteranno al confronto con i voti.
Ché in Italia va così e l'arte non può essere presa per quella che è.
Non interessa a nessuno, bisogna rivestirla di connotati più scintillanti, sezionarla ed interpretarla nel modo migliore. Quello che serve per fare scandalo ed aizzare vespai. E basta.

Indurre a pensare che Moretti faccia solo politica piuttosto che cinema è l'arma che hanno quelli che sperano che certi film vengano visti poco, o almeno da una parte sola.
Quelli che con il colore e la connotazione cercano di allontanare la gente (certa gente, quella che non sa e non vuole sapere) dalle sale, mentre ad avvicinarsi rimangono solo gli adepti.
Quelli che non ne avrebbero bisogno.

L'unico vero dato di fatto è che Moretti è Moretti nello stesso modo in cui (fatte le dovute proporzioni) David Lynch è David Lynch e Scorsese è Scorsese.
L'unico regista italiano attualmente in pista ad essere immediatamente riconoscibile, ad avere uno stile e una cifra stilistica sua e soltanto sua. Un linguaggio personale che non trova eguali all'interno del cinema italiano.
Moretti è Moretti almeno quanto Muccino e Virzì non saranno mai Muccino e Virzì.
Per cui scatta il gioco degli elementi riconoscibili, il celo-celo-manca con le figurine che vengono sostituite dalle scene.
L'ammissione che i film di Moretti ruotano sempre intorno agli stessi archetipi come l'ossessione nevrotica per lo sport (celo), il rapporto conflittuale con le donne (celo), l'inadeguatezza costante nei confronti della vita (celo) e certe piccole scene apparentemente insignificanti e che invece rappresentano in pieno la poetica del suo autore, come i ballettini delle maestranze, gli scatti di rabbia uniti a corse fatte a perdifiato e quel momento, irrinunciabile, in cui il regista si filma alla guida della sua auto, con la solita polo rossa addosso e la solita canzone da cantare a squarciagola.
Tutto il resto, come diceva il Califfo, è noia.
Esattamente come i sorrisi a settantottomila denti del Caimano.
Esattamente come certe frasi dei film usate solo per fare bella figura.

(Ho cambiato la foto, scusate, ma questa immagine mi piace da matti. L'ho presa da qui)

18 Comments:

Blogger sadpandas said...

Oltre alle cose che hai detto e al fatto che io invece a Moretti 'ci voglio bbbene' per ragioni lunghe da spiegare, quell'uomo ha preso a ceffoni Accorsi. E di questo non lo ringrazieremo *mai* abbastanza ;)

"Ve lo meritate, Alberto Sordi, ve lo meritate"

12:38 PM  
Blogger colas said...

beh ma anche io ci voglio bene infatti.
e faccio le citazioni.
Era autocritica:D

Eh, gli ha anche fatto rifare quindici volte una scena che durava mezzo minuto...

12:41 PM  
Anonymous Anonimo said...

bel post.
le parole sono importanti

1:19 PM  
Blogger sadpandas said...

Ed è riuscito a fargliela fare anche piuttosto bene...cavoli, far recitare Stefano 'stereotipo da rimorchio in riviera' Accorsi: siamo nel paranormale.
(Oh, 'sto disco nuovo dei Gomez -title track a parte- merita proprio)

1:23 PM  
Anonymous sarak said...

Mo' faccio il bastian contrario:
- Moretti è Moretti nel bene e nel male come dice giustamente Colas e tant'è...
- Accorsi, anche se non mi fa impazzire, non è assolutamente una pippa! Poi se non ha sempre bravi registi a dirigerlo è un altro conto.
- Poi, grande Sordi... incarnava perfettamente l'italiano medio nella bella Commedia all'Italiana.

2:26 PM  
Blogger colas said...

Boh, Accorsi l'ho visto con fior fior di registi e l'ho sempre trovato insopportabile. Forse ha reso bene solo in Radiofreccia, anche perché interpretava un ruolo vicino al suo background regionale.

Su Sordi, invece, sono d'accordissimo con te.
Anzi, alla fine lo si usa come stereotipo dimenticandosi il fatto che come attore era davvero talentuoso

2:54 PM  
Anonymous Anonimo said...

vabbè, ma alla fine questo post non dice un cazzo.
com'è sto film?
c

1:48 PM  
Anonymous miic said...

mica la sapevo sta storia degli schiaffi... comunque sì, sono tra quelli delusi dal caimano perché non è abbastanza moretti.

1:03 AM  
Anonymous Valido said...

Però usare Damien Rice nelle scene tristi ormai è come usare "We are the champions" in quelle di trionfo... (sono pignolo, eh?)

2:06 AM  
Blogger colas said...

eh, secondo me invece lo è moltissimo, anzi, per la prima volta sullo schermo ci sono tre moretti contemporaneamente (lui, la trinca e orlando).


Valido: credo di aver detto più o meno la stessa cosa ad alta voce al cinema

9:38 AM  
Anonymous Valido said...

A proposito della Trinca... si è dimenticata di recitare o cosa? In confronto i due bambini erano De Niro e Al Pacino...

12:02 PM  
Anonymous sarak said...

Sì... ma così si fa' un torto a Damien Rice cazzo!
Già con Brian Eno in La Stanza Del Figlio non si è regolato... allora voglio sentire Masini una buona volta.

1:27 PM  
Anonymous Anonimo said...

sì, sì, basta damien rice. La prossima volta ci darà giù di Napalm Death e figli maschi!

1:28 PM  
Anonymous Anonimo said...

però sono i cristiani che aspettano il secondo avvento, eh /VUE

3:44 AM  
Blogger colas said...

eh lo so, pensavo di scrivere messia invece ho scritto secondo avvento.
E' che mentre facevo il post ero impegnato in un discorso filosofico sulla manna.

9:32 AM  
Anonymous crillina said...

Della serie 'quelli che sperano che certi film vengano visti poco', l'altra sera Giulianone(cit.) Ferrara a otto e mezzo ha rivelato la fine del film come se nulla fosse...grrrr..

10:26 AM  
Anonymous Serena said...

- Il ‘riserbo eccessivo’ creato attorno a questo film io non lo odio affatto, anzi, lo considero un’operazione geniale, davvero.
- Moretti non è affatto l’unico regista italiano ad essere immediatamente riconoscibile. Posto che secondo me ogni regista ha una sua cifra stilistica riconoscibile va da sé che Moretti non è l’unico regista italiano attualmente in pista ad essere riconoscibile. O forse volevi intendere che è l’unico regista italiano di un certo livello attualmente in pista? Perché in questo caso mi chiedo come si possa non prendere in considerazione Sorrentino (concorso a Cannes insieme a Moretti?) ad esempio o Garrone (tra l’altro direttore della fotografia di questo film) ad esempio, o Marra ad esempio (e qui mi fermo lasciando fuori Bertolucci, Olmi, Bellocchio, Capuano, Giordana, Amelio)
- Il fatto che "The Blowers Daughter" sia stata usata nella scena finale di Closer non vuol dire che sia un clichè e mi chiedo come si possa sostenerlo
- Accorsi l’ho trovato quasi sempre insopportabile tranne in Le fate ignoranti
- Straordinaria interpretazione di Silvio Orlando
- La Trinca di strada ne deve ancora fare e la farà
- Finalmente un film che fa fare a Michele Placido Michele Placido
- Dopo Le conseguenze dell’amore il primo film italiano veramente bello degli ultimi due anni (non ho visto Romanzo Criminale per via del fatto che io detesto Michele Placido – prima o poi lo vedrò – e non prendo in considerazione La guerra di Mario perché nonostante gli indiscutibili pregi – regia, fotografia, interpretazione mirabile della Golino – lo considero un buon lavoro, ma non un capolavoro)
- Sul perché lo ritengo un bel film glisso perchè ho scritto fin troppo, ma ovviamente se me lo chiedi rispondo
- Commento oggi perché il film l’ho visto venerdì

4:43 PM  
Anonymous Anonimo said...

Ho appena riletto il mio commento e mi scuso per il tono, non volevo essere brusca. Serena

10:48 AM  

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