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Weeds



lunedì, marzo 27, 2006

Ma quant'è fico quello lì...


Quando il trash chiama, devo rispondere.
Anche se provo a dire di no. Anche se cerco di far finta di niente, di girarmi dall'altra parte e chiudere gli occhi. Come da bambino, la domenica mattina, quando non volevo che mi portassero a messa.
Ma è più forte di me, non ci riesco.
Sento una forza dentro che neanche io so come, lo stomaco che si intorcìna, le gambe che tremano e la testa che gira. Tanto.
Troppo. Come un Tagadà in una giostra di provincia.
Uno di quelli con la musica techno in sottofondo e il più tamarro del paese che si alza in piedi nel momento più difficile del "giro".
Lui mi chiama, ed io rispondo. Punto.

Il mio quartiere, in questi giorni, è scosso da due eventi politici di sicura rilevanza ed interesse.
La domenica al parco degli anarchici, organizzata con lo scopo di spingere la gente all'astensione, e l'incontro ospitato da un centro sociale tutto pizzica e vino del Salento per celebrare i 28 anni dell'occupazione di un'area del Policlinico Umberto Primo di Roma.
Proprio mentre stavo tornando a casa con le buste della spesa e l'idea che una serata tirata su per onorare sei persone che per dieci giorni, nel marzo del '78, occuparono un piano di un ospedale sia una metafora clamorosa dello stato attuale della sinistra, m'imbatto in un cartellone.
Autonomisti Democrazia Cristiana+PSI.
Scritto così.
Incontro-Spettacolo con Pippo Franco.
Ore 17, Teatro San Luca, via di Gattamelata...
Ve lo dicevo: lui chiama ed io rispondo.

Un'occasione da non perdere. Dal cancello di casa mia a quel teatro mi separa solo la bellezza di centoventotto passi.
Li percorro tutti senza fiato, con l'ansia tipica di chi sta per assistere ad un evento.
Sono le 18 e 15. Il comizio di Pippo Franco dovrebbe essere iniziato un'ora e un quarto fa.
Ma non è così, è evidente.
Fuori l'atmosfera è strana: un gruppetto di giovani con l'aria di chi la notte fa le ore piccole per appendere i manifesti di Alternativa Sociale scruta il popolo dei Democratici Socialisti Cristiani.
Popolo molto esiguo, a dire il vero. Solo una manciata di signori con il vestito buono della domenica e la coccarda di partito appesa alla giacca.
Decido comunque di entrare.
Dentro la situazione non cambia: il Teatro San Luca non è piccolo, ma dentro ci sono solo trenta persone.
Età media: settant'anni.
Più un bambino.
Più me.

Stanno iniziando, sul palco ci sono due esponenti del partito più Pippo Franco.
Il vecchietto che insieme a me presidia l'ultima fila mi chiede: "Ma quale cazzo è Pippo Baudo?"
Io mi limito ad indicare il tizio vestito di nero con il fazzoletto (rosso) che sporge dal taschino.
Francesco Pippo tira fuori un foglio.
La gente chiede se è lungo come quello di Prodi (il foglio).
Francesco Pippo risponde che no, che ha solo mezz'ora di tempo.
La gente ride.
Francesco Pippo ringrazia il pubblico, dice che non gli è mai successo di trovarsi ad una platea così... così... così...
Straordinaria. Eccezionale anzi.
Dalla pausa celentaniana si capisce che avrebbe voluto dire tutt'altro. Ma tant'è.
Come prima cosa si proclama "Frate prestato alla politica", dicendo che lui è lì per provare un discorso che farà in altra sede il tre aprile e per spiegare come l'ironia sia l'arma dei santi.
Che Padre Pio era un barzellettiere e che anche lui si ritiene un po' santo (tra mille virgolette) perché regala momenti di gioia alle persone.
La gente vuole ridere. Lui invece è serissimo.
Inizia il discorso raccontando la sua esperienza nei gruppi di "preghiera carismatica" (dice proprio così) e di come l'abbraccio ad una non vedente in cerca di conforto gli abbia cambiato la vita ("Pensavo di far star meglio lei, ed invece sono stato meglio io").
Poi parte letteralmente per la tangente unendo le radici cristiane dell'Europa (ancora?), quelle culturali del cattolicesimo in Italia, Pasolini, Ezra Pound e le domeniche di "fervido scambio intellettuale" passate in compagnia di Andreotti e Guttuso (e forse anche di Ciccio Formaggio e del Mago G Galbusera).
Francesco Pippo è lì per dare "una svolta intellettualistica" alla politica italiana.
Il pubblico non capisce, lui tira in mezzo le Lecciso, Daniele Interrante, Costantino Vitagliano e Benedetto Croce.
Manca solo la Signora Leonida.
"Siamo passati direttamente dall'Italia dello sviluppo a quello del sottosviluppo", dice.
Il pubblico è impassibile.
Francesco Pippo se ne accorge e chiosa: "Credo che qui dovrebbe andarci un applauso."
Applauso.
Ora è il turno di un altro candidato che spiega perché la Nuova Democrazia Cristiana Socialista ha deciso di candidarsi con il Centro-destra ("Siamo con quelli che hanno chiari in testa i problemi economici del paese e contro chi vi tassa i conti correnti e grida in piazza che ci vogliono dieci, cento, mille Nassiriya"). Vorrebbe parlare di più, ma non ha tempo. Deve andare da un'altra parte, ma, tranquilli, non c'è da preoccuparsi. Ora Pippo Franco ci farà ridere.
Ma non è così, Pippo Franco dice che troppo tardi anche per lui, che è venuto con la stessa macchina dell'altro candidato per cui non può permettersi di rimanere a piedi.
L'altro candidato dice chiaramente che se rimane gliene manderà un'altra apposta a prenderlo.
Francesco Pippo glissa, ma promette di tornare il giorno dopo le elezioni per fare uno spettacolo comico.
Non importa vincere o perdere. Lui ci sarà e ci farà ridere "pure se Prodi ce farà piagnere".
Questa volta il pubblico si sganascia.
L'Unto dal Pingitore saluta, e mentre dice che all'uscita "firmerà qualcosa", fissa il sol dell'avvenire.
Io torno a casa.
Sono le 18 e 30.
Per strada nessuno canta: "Te-Te-Te-Tette-le fai da te."

13 Comments:

Anonymous disorder said...

Adoro. Se mi fai pure un reportage dal comizio di Cecchi Gori sarebbe il massimo :)

...Facce ride Pippo! (lo so, non dev'esser stato poi così divertente a vederlo...)

10:56 PM  
Anonymous miic said...

ulteriore corto circuito: nella foto lui sembra una camicia nera a una delle adunate della prima ora...

11:55 PM  
Blogger colas said...

disorder: cavoli, guarda che lo faccio!
Miic: ahahaha

12:24 AM  
Anonymous sarak said...

Domenica il Pippo era a Frosinone (...quer vagone per Frosi-no-ne...).
Lo conosco bene il marpione finto tonto che in Ciociaria è stato l'unico che è riuscito a magna' (BENE!!!) col teatro.
Poi dicono che Fiuggi c'ha i debiti: te credo fanno fare il Direttore Artistico a Pippo Franco!

Ahh... a proposito di trash io ti batto alla grande: ho due manifesti suoi con tanto di firma e fotona fatta dal Fotografaro di scena... mai ritirata. Ehehehehhehe

1:14 AM  
Anonymous thebig said...

povero pippo, ma doveva pensarci prima di esporsi.....

7:32 AM  
Anonymous Anonimo said...

bellissima la foto!

12:39 PM  
Blogger violetta said...

Sei un eroe dei nostri tempi, sei.

1:38 PM  
Blogger colas said...

un umile lavoratore nella vigna delle cazzate:D

1:48 PM  
Anonymous seralf said...

mi scappa la dc papà...

3:42 PM  
Blogger colas said...

Eh, era uno dei titoli in ballo.
L'altro: "Sfrattato, cerca poltrona equo canone"

3:52 PM  
Anonymous kAy said...

io però lo commento qui il post, che dillà ce ne sono troppi.
chapeau.

4:47 PM  
Anonymous Anonimo said...

Odio profondamente pippo franco, come cazzo si può andare in tv quando sei rimasto fermo al 74!!! NON FAI PIU RIDEREEEE STRONZOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

11:39 PM  
Anonymous discepolo said...

pippo franco era un artista. non dovete nemmeno azzardarvi ad offenderlo...era un artista.
un genio. uno stratega, un eroe.
ha scritto la storia di questo paese negli ultimi 40 anni.
grazie a lui l'italia non è in mano alle logge massoniche si stampo borghese.
purtroppo, da quando è al bagaglino, non si scaglia più contro i furbacchioni...ma comunque non è un problema, perchè QUESTO pippo franco non è quello vero. è un sosia.
e il vero pippo franco non si sarebbe mai candidato in politica...perchè ha sempre combattuto le ingiustizie senza compromessi.
gli eroi rimangono eroi e la loro memoria va preservata a ogni costo.

11:50 AM  

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