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Weeds



lunedì, maggio 29, 2006

Il twee pop mi fa una Pipettes (non sono mai stato il primo della classe, non ho mai ricevuto una coccarda premio, ma faccio molti sbagli)

Un breve viaggio nella vita di Gianbattista Margheritoni.



Gianbattista Margheritoni è un uomo onesto, probo e pure un po' traralallallararalallero.
E' un uomo onesto, esattamente come da bambino era stato un bambino modello. Impeccabile.
Uno da primo banco e coccarda premio appuntata sul petto. Sempre.
Mai uno sbaglio, mai una nota, nessuna nonna fatta morire per un tema non consegnato, nessun quaderno fatto cadere dal gatto nel caminetto, mai un giorno d'assenza, mai sega, filone, bigiata, salina e cabò. Mai. Dal primo giorno fino all'università.
I suoi lo avevano anche iscritto ai Lupetti.
A Gianbattista Margheritoni piacevano tantissimo i Lupetti. Quando li vedeva per le vie del centro provava una forte invidia per quei cappellini, fazzolettoni e pantaloni corti che si agitavano in preda di un immotivato buonumore. Per lui quelle uniformi rappresentavano un sogno, un miraggio e una speranza. Erano come il costume da Spiderman per Peter Parker, le divise dell'equipaggio di Star Trek, una seconda pelle capace di conferire poteri straordinari.
Ovviamente ci mise pochissimo a capire che la realtà era molto lontana. Un mese in una "sestiglia" e già non ne poteva più.
Per i pantaloncini provava ormai un sincero ed indiscutibile odio, mentre la sola vista del fazzolettone gli causava prurito e vomito.
Ma andava avanti, Gianbattista Margheritoni andava sempre avanti, non mollava mai.
Per cui la sestiglia diventò squadriglia; la squadriglia, clan.
Un'intera vita negli scout. Senza poter sopportare gli scout.
Stessa cosa nei rapporti con l'altro sesso. Lui non ci provava con le ragazze, le subiva.
Che non vuol dire per forza di cose che loro ci provassero con lui, ma proprio il fatto che le temeva. Aveva paura.
Era talmente timido che il solo sguardo di una ragazza riusciva a mandare a ramengo interi anni di CAR delle relazioni interpersonali. Per non parlare poi dell'effetto che gli causava un piccolo scambio di parole. Sudori e palpitazioni come capita solo ai calciatori mandati in campo dall'allenatore durante una finale di Coppa Campioni, dopo un anno passato ad allenarsi duramente sul sedile della tribuna e su quello del Porsche Cayenne.
Il problema è che Gianbattista Margheritoni il periodo dell'allenamento sentimentale l'aveva saltato totalmente. Parlo di quei pomeriggi fatti di bottiglie che girano e "tu cosa scegli? Io bacio", di andate al cinema con le compagne di classe e di lotte all'ultimo sangue per riuscire a mettere una mano su una coppa del reggiseno, figuriamoci su quello che c'era dentro.
La totale assenza di feste ballo della scopa e canzoni di Elton John ballate a luce spenta con le mani che vanno dove non dovrebbero andare.
Feste a cui, ovviamente, non era mai invitato.
Troppo vincente per attirare le simpatie dei suoi compagni, troppo perfettino per essere conteso.
Talmente vincente e perfetto da passare quei pomeriggi da solo.
La prima pomiciata degli altri era solo un altro giorno di angoscia.
Per cui aveva dovuto fare da sé, sbagliare ed imparare. Senza maestri e né prove empiriche.
Ed alla fine c'era riuscito, ma piano piano. Dopo porte sbattute in faccia ed innamoramenti non corrisposti per gambe che regolarmente finivano in letti amici, dopo essere diventato la prova vivente che certi personaggi che pensava vivessero solo nei testi delle canzonette italiane erano reali ed esistenti. Erano lui. Erano tutti Gianbattista Margheritoni.
Lui che andava avanti, lui che non mollava, lui che di tutti i suoi fallimenti faceva un fascio a cui dava fuoco, come si faceva con l'erba cattiva, e ripartiva.
Lui che visto da fuori sembrava il ritratto del bambino senza pensieri.
Lui che era stato uno studente modello. Lui che era diventato un uomo onesto.
Lui che era quello che gli altri consideravano uno senza problemi.
Un tipo a modo, sempre vestito bene, felice. Divertente.
Allegro.
Un tipo che visto di fuori sembrava acqua corrente,
Ma dentro è mare in tempesta.

Un tipo che è una canzone di Jason Lytle, di Jeff Tweedy, di Lou Barlow e di Domotic.
Una canzone che non hanno ancora scritto.

8 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Un testo che fa pensare... anche se a me gli scout erano piaciuti (o erano LE scout? mah..) :)

1:58 PM  
Anonymous giorgio blubblanchet said...

che carino, praticamente hai scritto un post su di me. beh, tranne gli scout, che non ho mai potuto sopportare. ma vabbè, sono il primo a dire "ehi, ma per molti versi questo sono io", quindi ti perdono.

4:57 PM  
Anonymous Anonimo said...

Margheritoni era anche un fenomeno del calcio mondiale e delle camere da letto interpretato da Andrea Roncato...ma non puoi non saperlo...
-nordovest

11:52 PM  
Blogger Mr. Onward Toward said...

io non ho capito nulla... che Bubba che sono!

12:19 PM  
Anonymous violetta said...

grande.

1:59 PM  
Anonymous Felson said...

Ma hai seguito un corso particolare per creare dei titoli così geniali?

4:00 PM  
Anonymous Anonimo said...

credevo volesse essere un post sui Belle and Sebastian... be', magari lo è ma è tutta una metafora...

9:28 PM  
Anonymous Serena said...

Non è traralallallararalallero! Però a parte questo è stato bello leggere questo post. E il titolo, ripeto, è spettacolare.

3:10 PM  

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