Bisogno di sentirsi come un Broken Social Scene, sul bordo della strada, mentre canta Band on the Run
Di sera.
Il locale ti si para davanti come un rigurgito degli anni novanta più fetidi.
Tutto trasuda di domeniche pomeriggio passate ballando Corona e i Datura. I neon, i divanetti, le statue del tipo "vorrei essere neoclassico ma sono solo old-coatto"... se ci appoggi l'orecchio puoi sentire ancora i pensieri e le parole dei ragazzi dell'epoca.
I goffi tentativi di infilare le mani sotto i maglioni, i primi baci sulle labbra e quelli con la lingua.
"Scusa, ora devo andare. C'è mio padre fuori che mi aspetta."
L'Alpheus è un posto terribile, forse il peggior luogo per concerti di Roma.
Ma, nonostante tutto, è la location più consona ad ospitare un live come quello dei Lemonheads. La scenografia adatta per la messa in scena degli anni novanta più malinconici.
Quelli del college-rock che affogava nei coretti e negli sha-la-la-là una tristezza tanto manifesta quanto esistenziale.
Come scrive -benissimo- Gianluca Testani nell'ultimo Mucchio, il college-rock era la trasposizione in musica di una speranza per il futuro.
La celebrazione delle adolescenze e del tutto-sta-ancora-per-succedere.
Quando Evan Dando e compari salgono sul palco, la sensazione più forte è proprio che quel tutto che sarebbe dovuto accadere, in realtà, sia svanito in una bolla di sapone.
Trasformato in un "non è successo niente, ma è bello pensare che ancora..."
Una sindrome di Peter Pan per chitarra distorta.
Il gruppo suona al meglio. Il Black Flag alla batteria e l'Adolescents al basso se la cavano benone offrendo un ottimo supporto per la voce -ancora magnifica- e la chitarra di Dando.
Ma il concerto non decolla mai veramente, nonostante la scaletta quasi impeccabile e il pubblico attento anche se sparuto (più o meno 200 persone in un locale che dovrebbe contenerne quasi un migliaio). Colpa del cantante e del suo stato d'animo, inanzitutto.
Ché se gli altri due danno l'impressione di divertirsi, la faccia di Evan Dando è inequivocabile: vorrebbe essere altrove.
Suona rock and roll con l'espressione di chi sta partecipando ad un torneo di ramino.
Verso la fine annuncia le classiche "more couple of songs". In realtà ne suona una e se ne va.
Il pubblico vuole il bis, ma il fonico alza il volume della musica di sottofondo. I Mogwai.
La gente non molla, ed i Lemonheads tornano sul palco.
Bill Stevenson e Karl Alvarez prendono posto dietro i loro strumenti mentre Dando va verso la chitarra, anzi no. Ci ripensa. Mostra il dito medio alla folla, torna in camerino, prende una sedia e la lancia sul pubblico.
Il concerto finisce così. Con un gesto che quindici anni fa mi sarebbe sembrato punk, ma che ora assume i connotati chiari della disperazione.
Quella di uno che ha perso tutte le opportunità che la vita gli ha offerto e si trova ad inseguire il passato illudendosi di trovarci dentro la promessa del proprio futuro.
"The bedroom ritual
A simple way to feel
Without running the risk of anything real
Ever being given, ever being shown
Back in the bedroom no backbone"

(Il titolo del post, come al solito, non c'entra niente ma c'entra. Ed è ispirato a questa cosa qui).
11 Comments:
Gran bel post!
c.
avevo il rimorso di avere la febbre e non esserci.
meglio,
mi sarei anche rovinato il gran ultimo disco..
meglio così
Aspettative deluse eh? Capita...lo sai meglio di me. Ma se mi ricordo bene l'Alpheus non era così male (ma non ci metto piede da 10 anni e potrei sbagliarmi). Come location mi sembravano moooolto peggio il Palladium o il Circolo Degli Artisti.
Scherzi?
Il Palladium era uno dei posti migliori per concerti non troppo grossi e neanche troppo piccoli.
Il Circolo è stato molto rinnovato negli anni.
Sicuramente è migliorabile (l'impianto, cazzo!) ma è al momento il miglior posto dove andare a vedere un concerto a Roma.
(Da novembre a marzo. Prima o dopo fa troppo caldo ed è invibile)
una domanda tecnica: questo blog ha i feed rss?
[graham entrato nel tunnel dei feed readers]
sai che non l'ho mai capito?
Penso di sì comunque. Qualcuno che mi legge tramite feed di sicuro c'è.
sì, il feed c'è e i (2) link sono:
RSS 2.0
atom 0.3
Grazie!
almeno 'na botta di vita.
a bologna son stati scazzatissimi, indolenti, uno stillicidio lungo un'ora e venti. tutto riassunto nell'immagine dello zuccotto di dando.
ciao
adolescents? black flag? sono entrambi descendents (anche se stevenson per qualche tempo ha suonato anche nei BF, vero). se non sapete le cose, non parlate per sentito dire, che diamine.
non ho parlato per sentito dire.
So che suonavano nei descendents,mi sono semplicemente sbagliato. E grazie del commento perché non me ne sarei mai accorto.
Mi sono riferito ai Black Flag per Stevenson per citare l'altro gruppo in cui ha suonato senza usare la formuletta "precendemente nei.."
Comunque hai ragione tu, mi prendo la bastonata.
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