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Weeds



giovedì, novembre 30, 2006

Faccio cose, chiudo il blog. Le enormi pippe di [indiessolvenza]

Ce l'ho in canna da un po'. Come dicono al bar sotto casa mia.
Ce l'ho in canna più o meno da quando Jukka, sull'onda della delusione generata dalla scarsa accoglienza riservata al concerto dei Grizzly Bear, ha scritto un post che per un paio di settimane ha monopolizzato le parole e gli umori della comunità indie (bah!) italiana.
E' stato naturale prendere quel post ed elevarlo a termometro di tutta una serie di situazioni che gravitano intorno al fare musica (o lavorare con) in Italia.
Un termometro nel culo. Per la precisione.
La stessa sensazione di fastidio che ti dà una cosa sgradevole ma al tempo stesso necessaria.
Necessaria per capire i motivi per cui si ha la febbre.
Necessaria per farsela passare.

E' sempre così, come ad una riunione degli Alcolisti Anonimi: ad un certo punto uno si alza, dice nome, cognome, e butta fuori tutto quello che.
Gli altri lo ascoltano, si alzano e fanno lo stesso.
E' una catena ormai, che scioglie o sang' dint e'vene, sai.

Pensare di riuscire a vivere - tirare a campare - con la musica sta diventando sempre più un'utopia. Pensare di farlo scrivendo di musica anche peggio.
Ma va bene così, nessuno ha detto che bisogna essere professionisti per forza. Nessuno.
Ma dopo anni in cui ti sbatti a portare avanti le cose in cui credi, anni in cui cerchi di svolgere seriamente i compiti che ti sono stati assegnati, metti in campo le tue idee, rischi, fa strano sentirsi catapultati all'indietro, confinati a forza in un mondo dove tu, che chiedi 100 per fare un lavoro da 100, verrai quasi sempre messo da parte per un qualcuno che spunta dal nulla e chiede zero. E sti cazzi se non ha la stessa competenza, le stesse conoscenze, le stesse capacità.
Costa di meno. Lavora di più. Non "costa" un cazzo, lavora tantissimo.
E' un cane che si morde la coda, l'esaltazione del concetto "di lavorare gratis" che in Italia viene applicato a chiunque cerchi di muoversi facendo funzionare tutte le sinapsi.
L'essere quasi sempre considerati "hobbisti" di lusso, sia che si prenda in mano una chitarra, sia che si passi del tempo davanti ad alla tastiera del computer.

Andrea, rispondendo a Jukka, ha toccato un punto fondamentale: che male c'è a voler "svoltare" sfruttando il proprio talento e le proprie competenze?
Perché siamo ancora prigionieri del nostro retaggio fanzinaro e non riusciamo a capire che voler vivere della cosa che occupa la maggior parte del nostro tempo è un'aspirazione sacrosanta e naturale? Perché se uno sostiene che professionalità e passione possono marciare su due binari paralleli viene preso come il più classico dei compagni che hanno sbagliato?
Perché siamo la provincia ed il mercato discografico/musicale italiano è la provincia della provincia.
Una piccola piazza in cui per portare l'attenzione su certe tematiche occorre tirare in mezzo il personaggio televisivo e sperare in un collegamento in diretta nella trasmissione della domenica.
Una piazzetta in cui "quelli che ce la fanno", quelli che arrivano a lavorare per i grossi network e ad avere la possibilità di "incidere" sul serio, non perdono tempo ad ostentare il distacco dalla "scena" (mah) dimenticandosi il calderone in cui erano rimasti a bollire per tanto, tantissimo, tempo.
Non me ne voglia Carlo, a cui auguro tutto il culo del mondo, ma il post con cui annuncia il suo passaggio a MTV e la chiusura del suo blog mi è sembrato quasi un segno di resa.
Un prendere le distanze da un certo modo di fare e pensare le cose, senza che queste siano distanziate anche nella realtà.
Come se tra l'indie che si fa scudo di sottosegretari e dibattiti e quello che utilizza stilemi e pose ci fosse chissà quale grande differenza. Come se l'abbandono di un guscio protettivo che poi è soltanto un modo diverso di chiamare le cose potesse essere interpretato come un grande gesto di vera indipendenza. Ma è solo la sostituzione di una parola con l'altra. La creazione di un sinonimo.

Il gesto della chiusura del blog arriva ad assumere una connotazione rituale: è come dire agli altri "Scusate ma non ho più tempo di cazzeggiare". Cosa che peraltro può essere anche vera, ma che comunicata in questo modo assume un'altra valenza.
Come se tenere un blog non fosse un'esigenza di comunicazione privata, ma un mezzo per confermare uno status pubblico, da abbandonare non appena ne subentra uno di visibilità maggiore.

Per cui faccio cose, ma non chiudo il blog.
Tanto so che dopo sei mesi lo riaprirei.
Come fanno tutti.
Come ho già fatto anche io.

24 Comments:

Blogger MarinaP said...

sono TOTALMENTE d'accordo - e di fatti ho scritto anche io un post pippa dal messaggio esattamente analogo. il blog non lo chiudo; tanto appena lo chiudo mi vengono cinquanta cose da scriverci.

11:56 AM  
Blogger carlo said...

io l'ho chiuso facendo finta d'essere una blogstar ma l'ho sempre scritto come una blogpippa... perchè non sono mai stato un "blogger" (dio me ne scampi, vi invidio a voi blogger tutti quanti: avevate sempre più commenti dei miei). ecco perchè lo chiudo. l'ho aperto per un'esigenza, lo chiudo per un'altra. stop.

non diamo ai blog più importanza di quello che hanno (sebbene ne abbiano, eccome, soprattutto in relazione alla autorevolezza delle opinioni che veicolano). io ho sempre pensato che fossero necessariamente un'espressione parallela ad un'attività professionale seria, e mai che il blog fosse di per sè una attività professionale. quindi veramente non vedo il centro del problema (anzi, lo vedo, ed è l'incapacità della gran parte degli "indieaddetti ai lavori" di voler "lavorare", come approccio professionale serio).

per parlare di me, ho semplicemente colto l'occasione della chiusura - casualmente avvenuta in contemporanea con il meeting degli orrori di faenza - per dire quello che pensavo sull'indie in questo momento. non un segno di resa ma un rilancio. perchè non ho abiurato rockit, primo; e soprattutto perchè non voglio che rockit si adagi su questo triste status dell'indie CSV (come sangiorgi vuole). assistenzialistico e meretricio.

e poi. a me della blogballotta è sempre fregato quanto un derby albinoleffe-atalanta: niente (va be', poi la juve è andata in B e ci sono finito in mezzo).

insomma. non fate di me una blogstar m'incepperò. e se volete tenere aperto il blog, lo leggerò.

12:18 PM  
Anonymous seralf said...

mah, condivido e non condivido.
certo che la passione e l'approfondimento qui da noantri fa paura: il fatto è che se si salta il fosso divenendo "professionisti" in qualsiasi ambito (figuriamoci quello artistico e derivati vari) qui da noi la baronia si aspetta un gesto di necessario rispetto. Siamo nel bene ma anche nel male la terra dei comuni e dei vassalli e vassalletti. Il modo di cambiare le cose? spostare soldi... ad esempio creare poli di interesse intorno a "fenomeni" musicali assolutamente invisibili nei media diversi da questo, così che siano appetibili per i locali, per le distribuzioni, etc etc. E fare gruppo, certo, ma questo qui da noi è l'aspetto che mi turba di più: l'italia tende ad essere (e la comunità blogger purtroppo di questo porta la bandiera) la patria dei gruppetti sociali assolutamente impermeabili alle realtà esterne: io credo che questa autoreferenzialità ingloba e asservisce a sè stessa nel corso del tempo identità molto differenti, ma il principio è sempre lo stesso: negli anni 70 poteva essere certo rock&roll, nei 90 il grunge per dire, oggi l'indie.
Basta che pensi che ciò che era "indie" nei 90 è lontano anni luce da ciò che lo è oggi. In questi termini c'è secondo me un errore di intenti: chi fallisce la tara su queste definizioni rischia di inseguire tutto ciò che si dà come indie solo per centrare un mercato come un altro. Credo che questo sia sempre successo, si può cambiare certo, ma credo che il cambiamento passi per una ginnastica mentale con cui si abitua ad un ascolto meno settario e molto più spassionato. Occhio però che non so quanta della scena musicale italiana ne possa uscire bene, al momento... e chi si trova a doverne scrivere a quel punto non lo invidio davvero ;-)

saluti e non mollare

1:25 PM  
Blogger LaGiulia said...

Carlo, non ti preoccupare, non ti abbiamo mai considerato una "blogstar", anche perché io sto cercando ancora il responsabile del conio del termine per prenderlo a schiaffi.

Qui dipende un po' da come intendi l'uso del blog. Da persona che ne ha aperto uno quando non era di moda, in un periodo in cui faceva l'impiegata in un'azienda di servizi alle imprese, direi che il parallelismo blog-professione è un po' assurdo. Se poi, come hanno fatto molti, lo chiudi la prima volta che per più di due settimane hai troppo da fare per postare, a maggior ragione il messaggio diventa "Io faccio sul serio, IO".

Con questo non voglio dire che non si possa chiudere. Uno fa le scelte che preferisce. Ma appaiare il fatto di tenere un blog al non voler "lavorare" mi sembra assurdo.

2:25 PM  
Blogger colas said...

rispondo adesso: tutti i commenti sollevano interrogativi interessanti.
Quello che volevo dire è che il blog (ecchise... di balotte e compagnie)non è uno strumento professionale e non ha a che fare con il lavoro per cui l'atto di chiuderlo perché ora si lavora sul serio o il considerarsi "blogger di professione" sono due atteggiamenti sterili e senza senso.
Per il resto, più Carli ad mtv e meglio stiamo tutti.
Davvero

4:48 PM  
Blogger JR said...

uno che non fa un blog

non e' un blogger ma purtroppo e' professionista nei...campi nomadi..

ecco volevo dire...
se ognuno di voi mi avesse pagato per l'imbroccato iniziale ora sarei ricco.


date a cesare quel che di cesare.
(previti docet)

insomma con il mio post mica ci siamo capiti ma va bene lo stesso...io volevo dire anche tante altre cose...che poi io e te ci siamo dette cmq... ma va ben....

5:41 PM  
Blogger colas said...

Sì Jukka, infatti questo post non ha niente a che vedere con il tuo se non per il fatto che con quella sortita hai generato tutta una serie di riflessioni.

Poi le cose che ci siamo detti sono giuste e le condivido pure, qua però volevo semplicemente aggiungere un altro argomento a quella conversazione.

E lo so che non ci sono riuscito, eh

6:07 PM  
Blogger colas said...

E comunque siamo come gli hip hopper italiani che parlano solo di hip hop a quelli che ascoltano hip hop.
e non è bello
:D

6:10 PM  
Blogger sadpandas said...

Come sai ho le mie idee su molte delle questioni che sollevi, ma le tengo per quando si tratta di fare scelte (mie) o per quando se ne parla davanti a un bicchiere.

L'unica cosa che mi sento di testimoniare qui è il sottile fastidio (prontamente cancellato dalla x di "close tab") che provo quando leggo apologie dello 'svoltare' contrapposte al diy o all'amatorialità.

Non mi appartengono la (sotto)cultura oltranzista e i retaggi 'fanzinari' (proprio perché la loro autoreferenzialità me li ha fatti sempre in larga parte rifuggire) quindi non critico le scelte, le 'svolte'. Anche dettate dalla (sana) contrapposizione. Mi fanno solo un po' sorridere e dubitare le dichiarazioni programmatiche a mezzo blog. Perché? Nessuno deve 'convincere' l'altro (o forse sì? o forse se stesso per primo? Chissà).

Tutto qui.

6:24 PM  
Blogger MarinaP said...

Reintervengo per dire che - ho evinto dal post - il problema non è "chiudere perchè non c'è oggettivamente tempo per andare al bagno", ma chiudere come atto di svolta rispetto a qualcosa di abbastanza brumoso, come fare un passo oltre al cerchio della socalled scena. Come sempre ci sono molte sfumature. Resta un bel post - qualcuno mi ha detto che il fenomeno del blog non è in declino, ma sta tornando un po' alle basi. Resiste chi ha cominciato e continua per le stesse ragioni (io non ho "cominciato", come la Giulia, o Inkiostro, o Enzo). Io non ho chiuso solo perchè so che riapriro' comunque; ed allora è abbastanza inutile mettere su la solita finta strappalacrime.

7:55 PM  
Blogger colas said...

Marina, il post dice anche quello che hai detto tu.
In parte, ma lo dice.

8:03 PM  
Blogger MarinaP said...

si si, infatti!

8:32 PM  
Anonymous countryfeedback said...

Molto rumore per nulla.
Ma il post che hai scritto è davvero notevole.

9:58 PM  
Blogger carlo said...

Io l'ho chiuso non per rinnegare un passato brumoso, ma per tracciare una linea. Molto personale, certamente. Infatti è un blog, mica l'ho fatto su Rockit. Con ciò non volevo assolutamente denigrare chi tiene aperto un blog e prosegue in tutte le sue altre attività e faccende affaccendato. Era una riflessione che non mi ha minimamente sfiorato al momento della scrittura, ma che, ora comprendo, può sgorgare da una lettura con occhio diverso.

Per quanto mi riguarda l'esempio mirabile ed esplicativo di tutti i quesiti in questione è Fabio De Luca. Credo basti la sua esperienza a spiegare cosa penso della intera faccenda.

Certo, ora che mi riguardo a freddo vien da riflettere sul perchè il "rituale" sia ricaduto sul blog... strumento potentissimo a volte espressione di un ego infinito... Vien da dire che, d'altronde, sono i contenuti e non i contenitori a fare la differenza. E dunque sono i "blogger", non i "blog", a dare un senso alla intera faccenda. Cazzo, ne uscirebbe un bel post da 'sta roba... peccato che ho chiuso il blog.

10:13 PM  
Anonymous disorder said...

Io ho letto seguito le "pippe" dal primo dei vari post linkati in poi, senza commentarli non essendo neanche parte in causa più di tanto (da autentico pipparolo, e senza virgolette). Commento solo che il titolo di questo post, con l'aria che tira, è davvero una bastardata: sono andato subito a leggere il finale :)

11:27 PM  
Blogger colas said...

Carlo, non vorrei che tu fraintendessi, non ho scritto un post "su di te" e non era mia intenzione farti apparire come un bersaglio o cose del genere.
Io ho preso spunto dalla tua riflessione - provocazione per aprirne un'altra, non direttamente rivolta a te, ma più generale sul tipo di valenza che il blog come strumento di comunicazione può avere e il modo in cui si può considerarlo o non considerarlo. Tutto qui.
Per altro ci tengo a dire una cosa: io non volevo trasformare questa cosa in una roba tipo "abiura rockit e l'indie perché passa a mtv" un po' perché non ho mai pensato, e tu non hai mai dato modo di farlo, ad una cosa del genere, un po' perché questo tipo di argomentazioni proprio non mi appartengono e preferisco lasciarle ai "rivoluzionari con la repubblica sotto braccio", quelli che s'indignano per tutto e tutti.
E fortunatamente non è il caso nostro.

1:13 AM  
Blogger carlo said...

Figurati, Colas. Anzi, condivido delle tue riflessioni. Mo' ti rispondo alla mail che sono incasinato con il party di stasera e tutto il resto. Ah, primo scoop per gli interessati: al contrario dell'indie, nel mainstream le macchinette danno il caffè gratis. Però in un desk vicinissimo al mio lavora Filippo Perfido... :)

12:36 PM  
Blogger JR said...

cazzo colas, io leggo la repubblica?

ma ho un maglione rosso


e una falce martello d'oro al collo... pero' piccola...davvero piccola..

e poi

vabbeh diaciamo che sono un socialdemocratico rivoluzionario: qui se vuoi sviscerare...


pero', apparte gli scherzi, una domanda la posso fare a tutti:
e' possibile fare qualcosa di serio con valore artistico ect ect..senza dover per forza svoltare a tutti i costi e neppure morire di fame.
nel mezzo non ci puo' essere qualchecosa. ed e' forse quello che manca?

poi non devo difendere carlo e non lo faccio.... mica ne ha bisogno
cosi forse il post di colas non aveva bisogno di questo commento..perche'funzionava cmq...

ma ribadisco..
in mezzo alle due opzioni...barricaderi(e non mettetemi li in mezzo perche' vi sbagliate) o "svoltanti"(ovviamente non sono nepure qua...)
non ci puo' essere un utopico "modo diverso di fare le cose"?(mi piacerebbe che in tanti fossero qua dentro)

ai poster l'ardua sentenza

9:47 PM  
Blogger colas said...

io davo per scontato che si capisse che parlavo proprio con il punto di vista di chi cerca di "fare le cose in un modo diverso". Tra l'altro è esattamente la stessa cosa che penso del modo di fare le cose tuo, di carlo e di andrea (per citare solo i tre linkati nel post).
Forse ho peccato un po' di leggerezza sdando per scontato che il punto di partenza (e lo so che non è un punto di partenza ma può essere anche d'arrivo) è lo stesso per ciascuno di noi tre.
L'uso del termine "svoltare" è in quell'accezione proprio come ripresa del post di andrea che riprende i sangue misto.
E mi sa che se mi devo spiegare così tanto forse sto post l'ho scritto troppo male.
ma di getto, almeno quello.

9:56 PM  
Anonymous Anonimo said...

bravo jukka!


peter t.

12:35 AM  
Blogger Paso said...

quindi se fanfarello passasse a xl cosa succederebbe? la morte del rock'n'roll? la fine del mondo come lo conosciamo? ;)

:P

2:05 PM  
Blogger colas said...

hahahaha
hai vinto!
:D

2:07 PM  
Blogger Enver said...

fanfarello ci starebbe perfetto a xl... :D altro che luther blissett, wu ming e situazionismo...

io credo che Jukka abbia focalizzato: non è questione di 'restare' o di 'volare'. Semmai di portare la propria esperienza dove si è chiamati, come conto possa fare Carlo, e impegnarsi anche per pura passione a voler essere -se mi spiego- "indipendenti dal grande pubblico" generalista, dai suoi voleri e disvalori, della sua bovina passività ricettiva che sempre riscontriamo ma fa tanto politically uncorrect ribadire.

Che le major discografiche, ad esempio, siano per se stesse "brutte e cattive" non lo crede più nessuno. Semmai è questione di antropologia di riferimento per quanto riguarda il referente.

Poi ogni tanto mi scappa un "perché vivere 'di' musica? perché non pensate che il guadagno si tragga da un lavoro, e dalla musica solo gli extra/gli sfizi/ le soddisfazioni anche non economiche", ma sono rigurgiti di minoranza congressuale... ;)

6:15 PM  
Blogger carlo said...

"pensavamo di svoltare e invece siamo ancora qui a farci il culo". (alioscia, casino royale, ai tempi di "crx")

5:15 PM  

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