Mother nature songs

La 60° Strada, a Frosinone, è una specie di cattedrale nel deserto.
Un centro congressi situato tra due nulla e un quartiere residenziale, che ogni tanto si trasforma in un luogo per concerti.
Non è un posto "abituato" alla musica, e le luci di emergenza che irrimediabilmente finiscono per infastidire quelle sul palco ne sono la riprova.
Eppure basta poco, pochissimo, ai Tunng, per far dimenticare tutto quello che "gira intorno" e catturare l'attenzione della gente.
Tre chitarre acustiche, quattro voci, giocattoli, percussioni, campanellini ed effetti.
Tanti effetti. Un contraltare rumoroso alla grazia dettata dalle armonie e dal cantato, i classici sassolini che spostano l'ago della bilancia.
Che poi a guardarli così i Tunng, di primo acchito, c'è da restare interdetti.
L'aspetto è simile a quello di una comunità hippy che si diverte ad andare in giro per il mondo a diffondere il culto di un nuovo dio-che-ne-so. L'attitudine, invece, ricorda quella dei gruppi pop testa tra le nuvole. Quelli che danno l'impressione di meravigliarsi per qualsiasi cosa gli accada e di vivere in un mondo in cui la cosa peggiore che possa capitare sia perdere la farfallina più pregiata della collezione di.
Uno stereotipo insopportabile, che fortunatamente viene smentito appena le prime note di chitarra si diffondono nella sala.
Ed è tutto un altro campo da gioco (il campionato, forse, è lo stesso in cui giocano i Mùm), quello in cui sgambettano. Mischiano psichedelia, folk inglese ed elettronica che più che vintage riesce a sembrare proprio senza epoca, sospesa. Naturale, quasi.
Un tocco di colore che diventa sostanza quando viene applicato per trasformare e plasmare le canzoni altrui. Come accade, a fine serata, a The Pioneers dei Bloc Party. Una bella canzone che diventa un'altra canzone.
Un'altra bella canzone.
I Tunng in questi giorni sono in tour in Italia, questa sera a Pescara, poi Bologna e, gran finale, sabato a Torino, in compagnia di Matt Elliot e Manyfingers.
Ascolta: The Pioneers (Bloc Party cover).
Woodcat
Guarda: i Tunng live al Green Man Festival
2 Comments:
minchia bel concerto.
Comunque somigliavano più a Devendra Banhart che ai Mùm (questa mel'ha suggerita Ettore ehehe).
Beh, a 20 mt dal 60° Strada c'è il mio ufficio... :-)
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