Trentaduemilasei (andamento lento)
Sparklehorse - Dreamt For the Light Years in the Belly of a Mountain
Flaming Lips - At War With Mystics
Grandaddy - Like Just the Fambly Cat



Tre dischi "gemelli". Una sola posizione.
Si assomigliano, pur essendo diversissimi, gli Sparklehorse, i Flaming Lips ed i Grandaddy del 2006. Nessuno di questi tre dischi rappresenta il migliore della loro carriera, eppure tutti e tre meritano considerazione.
Mark Linkous con il suo album più pop e solare (tra mille virgolette) non ha raggiunto sicuramente i livelli di "Vivadixie" e compari (un capolavoro e due quasi capolavori), ma ha dato alle stampe il disco più beatlesiano del 2006. E questo, chiaramente, è un pregio.
Il nome Flaming Lips è stato sicuramente quello più digitato su queste pagine nel 2006.
E forse anche l'anno prima. Nonostante tutto "la guerra con i mistici" non mi ha convinto appieno.
Da una parte è il disco di Coyne e compagni (dopo la svolta pop, ovvio) con le canzoni meno convincenti, dall'altra è sempre comunque un disco dei Flaming Lips.
E rappresenta una nuova svolta, con nuovi suoni e nuove idee. Non poteva non esserci.
Grandaddy. Basta la parola.
Un omaggio, tributo, riconoscimento ed un album di valore passato praticamente, e a torto, inosservato.
Vinicio Capossela
Ovunque proteggi

La musica di Capossela si riflette benissimo nell'immagine di copertina di "Ovunque Proteggi": sfocata e fatta pezzi. Un insieme di punti inquadrati ma sotto una luce di volta in volta diversa.
La scomposizione graduale di un canone. La tradizione che diventa qualcos'altro.
Un qualcosa indefinibile, unico.
Come Vinicio Capossela c'è solo Vinicio Capossela.
Il più grande autore italiano degli ultimi 15 anni.
Ladyhawk
Ladyhawk

La solita vecchia storia: il tempo passato a cercare di star dietro a tutta la musica che esce, il tentativo di stare al passo con i tempi, il muoversi sempre alla ricerca del nuovo fenomeno, alla fine dei giochi non conta nulla.
Basta un album come questo dei Ladyhawk a capire che certe cose non hanno bisogno di spiegazioni. A questo suono qui, quello fatto con chitarre distorte e voci quasi stonate, non so proprio resistere. Tra i Built to Spill, i Dinosaur Jr e i Modest Mouse.
Roba mia, insomma.
Band of Horses
Everything All the Time

Questo è l'ultimo disco Sub Pop. Lo giuro.
In un certo senso potrei copia/incollare quanto scritto sopra, ma vale la pena spendere qualche altra parola. "Everything All the Time" è una sorta di punto d'incontro tra l'indie ed il roots rock, quello che lo differenzia da altri titoli simili è la scrittura.
I Band of Horses hanno un talento incredibile per confezionare melodie difficili da dimenticare, solo che non sempre ci riescono.
The Funeral è una canzone da manuale. L'anello mancante tra i Coldplay e l'indie ammerigano.
Se continuano su questa strada, prima o poi, faranno veramente il disco dell'anno.
Speriamo solo di non dover attendere troppo a lungo.
Thom Yorke
The Eraser

Non ho ascoltato molta elettronica, lo ammetto.
Ed includere "The Eraser" come rappresentante di questa categoria non è forse una cosa giustissima.
Perchè Thom Yorke fa musica pop. Qualsiasi cosa faccia è pop. Non si scappa.
Anche in "The Eraser", per dire, ci sono delle canzoni memorabili, addirittura migliori di quelle dell'ultimo disco dei Radiohead.
Per cui, forse non è giusto, ma tant'è.
Mi sono piaciuti anche l'album di Chris Clark e quello, uscito per Carpark, di Takagi Masakatsu.
4 Comments:
(Preparentesi. Non ho ancora avuto il coraggio di ascoltare il disco di Sakamoto & Noto. Cioè. Alva Noto con Sakamoto??? Suona come una bestemmia -e forse lo è)
Su Tom Yorke annuisco che più forte no si può. Però. Occhei, lo sai. Non posso tacere. Capossela "Il più grande autore italiano degli ultimi 15 anni." no. No. Che abbia un talento pazzesco è innegabile. Ma c'ha stile troppo a sprazzi. Troppo. E ogni tanto infila delle burinate friccheton-poplari che non gli si possono perdonare. Ah, secondo me poi gli manca una dote che è propria dei 'grandi': la leggerezza.
cazzarola è vero... ho snobbato grandaddy. vado subito a rimediare.
;-)
Eeheheh
Soundverite, corri!
Su Capossela: un musicista non è responsabile del proprio pubblico.
Capossela, ora come ora, è la cosa più lontana dallo stereotipo di "cantante da freakettoni".
Il suo ultimo disco è qualcosa che non ha precedenti.
Almeno in Italia.
E cos'è "L'uomo vivo" se non un pezzo "leggero"?
:D
Se lo coltivi a suon di "Balli di San Vito", sei responsabile del 'tuo' pubblico. Poi il suo talento non lo nego. Solo non mi piace quello che lo circonda e -fin troppo spesso- lo ostacola.
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