Now here we go! (La prima volta fa sempre male...)
Per cui: il nuovo film del tuo regista preferito non sarà mai un film "normale", il nuovo disco degli R.E.M. non sarà mai solo il nuovo disco degli R.E.M. e così via, fino ad esaurimento di tutte quelle piccole passioni che sembrano insignificanti, ed invece hanno il merito di tirare fuori tutta una vasta gamma di sensazioni e pulsioni che non hanno niente a che vedere con i meriti artistici dell'opera analizzata (il nuovo film del tuo regista preferito può essere brutto almeno quanto un nuovo disco degli R.E.M. può essere bruttissimo), ma che, volenti e nolenti, finiscono per smuovere qualcosa e lasciare un segno. La storia di Proust e delle madeleine, in parole povere.
E' ormai passato qualche giorno (verrebbe da essere precisi e quantificare il tempo in ore/minuti/secondi) da quando il nuovo album dei Modest Mouse è stato reso disponibile al pubblico della rete. Qualche giorno in cui tutto il range delle opinioni possibili è stato utilizzato per spiegare a terzi i perché e i percome di questa o quella canzone. A tal punto che, nonostante tra l'album e la sua data effettiva di pubblicazione manchi quasi un mesetto, sembra ormai essere un argomento dell'altro ieri. Onori ed oneri dell'arte vissuta a dodici megabyte al secondo.
Non sono un gruppo tra i tanti, i Modest Mouse. Un loro nuovo album è una notizia che non può lasciare indifferenti. Quando per qualche ragione si è deciso di farseli piacere è come se si fosse accettato un vincolo con un suono ed un'estica totalizzante che prende e marchia a fuoco ogni piccolo aspetto di un loro lavoro. Dal modo in cui sono usate le voci, alle chitarre, alle parole. E così via. Ci si riconosce dentro un disco dei Modest Mouse. E' questo il punto.
Per cui fa strano accedere per la prima volta a "We Were Dead Before the Ship Even Sank", spingere il tasto play e sentire come sia proprio la sicurezza degli oggetti (in questo caso note, accordi e melodie) ad essere il primo vero grande limite di un album come questo.
Tutto è chiaro da subito, fin dall'attacco di Invisible, la traccia d'apertura.
Le chitarrine insistenti, il basso potente, la voce urlata e sincopata, il suono rotondo, compatto, pulito quasi... tutto come dovrebbe essere. Tutto come è già stato.
"We Were Dead" è "Good News" tre anni dopo "Good News", senza le stranezze e le canzoni di "Good News", ma con Johnny "quel Johnny" Marr in più e James "Shins" Mercer nascosto nei cori e sepolto tra le chitarre.
Per andare avanti nella fruizione e lasciarsi "tirare dentro" da un disco così, è necessario mettere da parte le aspettative ed accettare che ogni tanto le cose possano funzionare senza per forza cambiare le carte in gioco e ripartire sempre come se fosse la prima volta. Ché dopo un "OK Computer", non sempre c'è un "Kid A". Anche se si è stati abituati bene. Benissimo.
E' con il passare degli ascolti, che si comprende "We Were Dead Before the Ship Even Sank" e si accetta per quello che è: un buon disco, pieno di buone canzoni, con una prima metà sottotono (se si escludono i quasi otto minuti di Spitting Venom ed Education), ed una seconda decisamente più convincente. A partire dagli episodi più tipicamente pop (la corale Missed the Boat, Fire it Up, We Got Everything) fino ad arrivare a Parting of the Sensory, il punto più alto dell'intero lavoro, che riparte da dove si era fermato Ugly Casanova (lo spin-off di Isaac Brock). Dove i Modestopo giocano con la tradizione americana (quella del country e delle radici) e la plasmano a loro piacimento, esaltandone l'aspetto più puramente emotivo e stravolgendone quello formale.
Chiudono il discorso Dashboard, il primo singolo, "facile" e clashiano, e March into the Sea.
La classica "ultima canzone" (nell'accezione Modest Mouse della definizione) di un album che non sconvolge i sensi, ma che si lascia "sentire" (che è diverso da "ascoltare") con piacere.
E come dice il saggio: "Chi si accontenta gode. Così, così."

Ascolta: March into the Sea
Guarda: Fire it Up (dal vivo)
Bonus Track: Shake Yer (Modest Mouse, Shins e Black Heart Procession alle prese con un video dei Beastie Boys)
7 Comments:
a me è piaciuto molto. e' un disco molto completo. Non hai parlato per niente di Johnny Marr, com'è?
c.
johnny marr dovrebbe tornare a lavare i vetri a manchester o da dovunque venga.
Militia Mouse
Il piacere del 'sentire'..già. Forse hai ragione: non un passo in avanti ma un saldo, potente, compatto riaffermare i propri -conquistati e meritati- punti di forza. Su Marr mi ripeto: uno che riesce ad 'adeguarsi' al suono di una band facendosi comunque sentire in parecchi -splendidi- momenti, è una musicista immenso. Gusto e stile. Classe, nell'affiancare caratterizzando.
Io scommetterei -già da ora- un bel po' di soldini sul prossimo. E intanto mi godo questo gran bel lavoro.
TheSadPandas
ti segnalo che uno tra me e te ha la tracklist al contrario... il web sembra dare ragione alla mia, a quanto ho visto.
la ragione sta nel mezzo, alcuni dicono che è giusta la mia, alcuni la tua. iTunes però i pezzi li tagga così.
Lo scopriremo quando sarà il momento (certo che il disco con l'ordine mio fila un bel po' nell'altro, se ci pensi, è strano)
Ok, sia io che iTunes ci sbagliamo
http://en.wikipedia.org/wiki/We_Were_Dead_Before_the_Ship_Even_Sank#Tracklist
concordo al 101% con il tuo post. dopo good news era lecito aspettarsi l'equivalente di un kid a, invece we were dead è "solo" un buon disco, senza troppe novità. forse un po' più stratificato, ma il bello del precedente era anche l'essere spesso alquanto scarno eppure così efficace.
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