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Weeds



domenica, marzo 11, 2007

E se dico che non c'ero?



Ultimamente sono molto preoccupato per la deriva presa dal mio modo di parlare.
Lo so, detta così non vuol dire nulla, ma vi giuro che è un dramma.
Per dire, da un po' di tempo ho preso l'abitudine di salutare le persone dicendo "bella".
"Bella", non so se mi spiego. "Bella" come Francesco quando era ancora DJ e come quelli che hanno sempre bisogno di "du spicci". Moneta.
"Bella". Come la "mejo gioventù".

Ultimamente dico "bella", invece di dire "ciao".
"Bella", invece di "pronto". Dico sempre "bella". Insomma. E mi fa strano.
Soprattutto perché tutto ciò accade dopo anni ed anni di lotta dura senza paura contro ogni tipo di slang giovanile in voga. Per capirci: "Matusa", va bene. La lingua che "frizzola" meno.
Ed è proprio questa scarsa predisposizione allo slang che mi fa guardare con sospetto tutta la faccenda dei Di.Co (quale sia la grafia corretta è ancora un mistero).
Mi spiego meglio: Dico, a Roma, è il modo che i coatti, se si chiamano ancora così, usano per aprire o enfatizzare alcune frasi.
"Dicoooo... guarda che ber culo. Diceeeee... come quello di tua madre!". Una cosa del genere.
Dicoooo.
E a me i Di.Co, quelli veri, il compromesso antistorico tra l'urgenza di un diritto e la sua applicazione in un paese popolato da beghini, non piacciono. Un po' per la storia dei coatti, parecchio perché volevo i Pacs.
E sì, sempre meglio i Di.Co, di niente. Come "sempre meglio Prodi di Berlusconi" e "la Roma della Lazio". Perfettamente in linea con la logica tutta italiana che fra qualche anno ci spingerà a cibarci solamente di bacche. "Sempre meglio della merda", ma mai buone per davvero.
E forse è per questo motivo che aveva senso scendere a Piazza Farnese. Ed è per questa motivo che in molti, ma non moltissimi, ci sono scesi. Perché volevano i Pacs e forse si ritroveranno i Di.Co. Forse.

Sarei dovuto andare alla manifestazione. L'argomento, quello "ampio", lo meritava.
Non l'ho fatto. Colpa di un appuntamento programmato da tempo e della mia incapacità a riorganizzarmi la vita anche dopo l'annullamento dello stesso. Aspettando un sabato come se dovessi fare chissà cosa e non riuscendo, di rimando, a fare nulla.
Sarei dovuto andare. E mi sono sentito in colpa.
Almeno fino a quando i racconti dalla manifestazione ed i servizi dei telegiornali (pochi a dire il vero), mi hanno fatto capire che potrebbe essere stato meglio così.
Che le manifestazioni ormai mi fanno lo stesso effetto di Daniele Silvestri.
Io lo so che è bravo il Silvestri. Lo so che ha un grande talento, che ha scritto cose meritevoli e che ha i mezzi adatti a piazzare il colpo di genio. Lo so, ma ogni volta che sento una sua nuova canzone con tutte le rime con la stessa desinenza (Paranza, stronza, Ponza, panza, manza, Cesare Lanza, la baldanzanza...), non riesco a non pensare a tutto quel talento come a un "si potrebbe fare molto di più, ma si fanno più soldi con l'abbastanza". Che per inciso è un'altra parola che starebbe bene in un pezzo di Silvestri.
Con le manifestazioni è la stessa cosa. Lo so che servono. Che sono importanti. Che far sentire la propria voce è un diritto a cui non si dovrebbe mai rinunciare. Lo so, ma so anche che incastrare la benedetta "propria voce" tra un Diaco in odor di coming out (sarebbe ora), gli striscioni "Io DICO Zapatero" e tutto il resto, forse ha più o meno lo stesso effetto che entrare nel bel mezzo di un rave party reggendo un altoparlante che diffonde Satie.
Forse.

6 Comments:

Blogger Bloggointestinale said...

a me diaco che fa coming out mi mette una paura che non si può capire.

11:11 AM  
Anonymous Anonimo said...

L'unica cosa che mi dispiace di questo post è che chi non ti conosce personalmente non può apprezzare la pazzesca capacità di sintesi degli ultimi trenta discorsi fatti 'a voce'. Standingovescion.

TheSadPandas

p.s.
Gggiuro che la smetto con La Paranza. Mi sto disintossicando.

12:12 PM  
Anonymous colas said...

eheheheheh

12:32 PM  
Anonymous disorder said...

C'ero, tra le tante coppie gay e etero del pubblico, i fricchettoni che aspettavano il concerto di Cisco con la canna in bocca, i militanti di partiti con lo 0,00001 arrivati per mostrare bandiere mai viste, quelli col cappello da vescovo che saranno stati 4 in tutta la piazza e io non ho visto (ma su cui si basa l'intera fotogallery di repubblica.it, che te lo dico a fare)eccetera.
Però incastrare anche la mia voce è stato emozionante. Ancora devo riordinare le idee.

Ah, peccato che non c'eri, perché confesso che speravo in un tuo reportage sul trash-concerto che seguiva il dibattito e dovrebbe essere iniziato verso le 19,20 (io sono scappato un po'prima per non sentirne neanche una nota...)

5:54 PM  
Anonymous colas said...

Eh non penso che ce l'avrei fatta ad assistere al concerto.

Alla fine spiace non esserci stato. La causa era importante, forse avrei dovuto mettere da parte un po' di disillusione. Ma forse è stato meglio così

11:52 AM  
Blogger Enver said...

ma che, Diaco non ha ancora fatto coming out? ero convinto di sì...

ecco, mi hanno appena accreditato per Tiersen a Milano e non ho voglia di andarci. Dico, TIERSEN.

7:24 PM  

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