Primavera Sound 2005 Report (LT 07 Preview)
Stephen Malkmus - Home Alone (LT 06)
Adam Green - American Idol (LT 05)
Low... forever changes (LT 05)
Revisionismi: J Mascis - Martin And Me (LT 05)
Sono un ribelle, mamma (Write Up n.2)
Tra le pareti (www.julieshaircut.com)
Broken Social Scene: all in the family (LT04)
Revisionismi:Weezer-Pinkerton (LT04)
Le parole che non ti ho detto (MarieClaire feb 05)
Revisionismi: Scisma-Armstrong (LT03)
Meg: essenza multiforme (LT03)
Greg Dulli e Manuel Agnelli: Matrimonio all'italiana (LT03)
American Music Club e R.E.M.- Once were warriors (LT03)
La lunga estate dei folletti (LT02)
Not tomorrow!No manana!Today! (LT02)
Blonde Redhead sulle ali della farfalla (LT01)
Oltre la traversa (Il Mucchio Selvaggio 2002/2003)


Weeds



giovedì, giugno 07, 2007

E'ancora Primavera/2 (Questo post si "allargherà" a poco poco, per cui occhio. Conto di finirlo il primo giorno della prossima edizione)

Rockdelux

E' il secondo palco per ordine di grandezza. Un anfiteatro a strapiombo sul mare.
Lo stage più suggestivo ed al tempo stesso "difficile" del festival. Non per il tipo e la qualità della musica proposta, ma proprio per la sua posizione. Al Rockdelux fa un freddo cane. E quando fa un freddo cane ovunque al Rockdelux lo fa di più. Non solo. Quest'anno gli organizzatori hanno pensato bene di posizionare il palco dedicato alla dance (il Cd Drome) proprio dietro le gradinate dell'anfiteatro. Risultato: un bum bum bum bum bum fisso che disturba qualsiasi esibizione prevista nella tre giorni, suscitando di tanto in tanto reazioni scomposte da parte dei musicisti.
In ogni modo: è qui che per noi il festival inizia per davvero, con il concerto dei Dirty Three. Anche loro invitati da Don't Look Back ed impegnati a riproporre il loro disco migliore. "Ocean Songs". Il loro suono notturno e dilatato mal si adatta al sole ancora alto delle 20. Sono comunque in grandissima forma. Impossibile staccare gli occhi da Warren Ellis (e dalla sua barba).
Anche gli Slint suonano "Spiderland", canzone per canzone. L'impressione è la stessa suscitata dalla reunion precedente, quella del 2005. Il concerto degli Slint non è un concerto rock, è un'altra cosa. Una cosa che assomiglia ad un concerto rock solo per il tipo di musica proposto e per gli strumenti con cui vengono suonate. Per il resto è molto più simile ad un concerto di musica classica in cui un'orchestra esegue un'opera nella sua interezza. Nota per nota. Addirittura riuscendo a riprodurre fedelmente il suono del disco e non solo le canzoni. Un live di una freddezza quasi chirurgica, un'operazione a cuore aperto, in pratica.
Altro recupero direttamente dagli anni '90 più "sonici" (odio questo termine, ma è l'unico che rende l'idea) è quello dei Girls Against Boys. Dimenticati definitivamente i discacci major di fine anni novanta, sembrano essere tornati quelli degli esordi Touch & Go. Pesanti e potenti. Esattamente quello che sarebbero sempre dovuti essere.
Di Beirut ho sentito solo un brano mentre transumavo dagli Spiritualized alla Band Of Horses. Si può dire: "du' palle?"
Hot Chip, Architecture in Helsinki, Ted Leo e Buzzcocks non pervenuti.
I Blonde Redhead sono tornati ad essere una live band guardabile, dopo i disastri del tour di "Misery...". Peccato solo per la scaletta veramente troppo incentrata sull'ultimo album e con solo due recuperi dai due dischi immediatamente precendenti. La cosa più impressionate da osservare sono state le cosce di Kazu (short minimalissimi!) che ondeggiavano sotto i violentissimi colpi del vento barcellonese.
"Ma lo sai che il gemello del goal con la chitarra ha un bel culo?".
E poi dicono che sono solo i maschi che guardano certe cose.
I concerti migliori, senza dubbio, sono stati quelli di White Stripes e The Good, the Bad & the Queen. I primi presentanto il nuovo album. Il palco è agghindato a festa. Ci sono strumenti e microfoni ovunque. Musicalmente ineccepibili e esteticamente perfetti, portano a casa uno dei concerti più riusciti dell'intero festival. Jack White è una furia, canta e suona da Dio. Meg è Meg. Le sue facce, le mossette, i polsi che si muovono mentre il resto del corpo rimane immobile, fanno parte dello show. Sono lo show. Finale doveroso con Seven Nation Army e il singalong dei campioni del mondo. Ho scoperto che gli spagnoli al "po po po po po po po", preferiscono "va, va, va, va, va, va, va".
Impeccabile anche l'all star game di Damon Albarn. L'ormai ex figo cantante dei Blur si presenta vestito di tutto punto, con tanto di cilindro, alla sua sinistra Paul Simonon. La storia. I Clash. La copertina di "London Calling" che si muove. Al cilindro preferisce il borsalino ed è senza dubbio l'essere più figo che abbia mai calcato un palco. Si muove sornione, balla, cammina, fa le facce, perde la cinghia del basso e va avanti lo stesso. Suona sempre lo stesso giro. Suona reggae in un gruppo non reggae. Esattamente come suonava reggae in un gruppo punk. Sempre. Canzone per canzone. Ed interagisce alla perfezione con Tony Allen, uno dei migliori batteristi che mi sia mai capitato di vedere dal vivo. Simon Tong ed un tastierista aggiunto assolvono perfettamente al loro compito. Tutto è calcolato al dettaglio, nessuno suona una nota più del dovuto. Non è esattamente un concerto da festival e necessiterebbe di un'atmosfera un po' più raccolta. Ma va bene lo stesso. Peccato solo che dal mixer in poi fosse impossibile ascoltare il concerto a causa dei volumi elevatissimi di qualche re della cassa dritta. Io, comunque, ero alla transenna.
Meritano un discorso a parte i Battles. Previsti per la mezzanotte di sabato, all'ATP Stage, vengono spostati alle quattro del mattino al Rockdelux. Al posto dei Klaxons. In pratica è l'ultimo concerto vero del festival. Subito dopo gli Wilco. E qui succede il miracolo: arrivo nel parterre che penso di aver ormai dato tutto ed essere rimasto senza energia, ma è impossible sedersi o riposarsi. I Battles dal vivo sono un'iradiddio. Distruggono la forma canzone e la trasformano in qualcosa di diverso, "altro". Il math rock dei primi E.P. è diventato una sorta di rock-barra-musica elettronica destrutturata e ricomposta. Atlas è il vero tormentone dell'estate. Inizia che si confonde con la legna mandata da Play Paul qualche metro più in là e fa ballare tutti, ma proprio tutti. Nessuno escluso.

ATP

La vera novità di quest'anno: lo sbarco dell'ATP Festival in terra di Spagna con numerosi eventi speciali (quelli di cui ho parlato prima) ed un palco tutto suo.
Come posizione sicuramente il migliore della rassegna, quello più riparato dal vento e capace di ospitare alcuni dei nomi più interessanti. Peccato purtroppo per le dimensioni (troppo strette per band ormai diventate enormi) e per i problemi tecnici che hanno colpito soprattutto la serata di venerdì.
Persi per troppa concorrenza Brightblack Morning Light, Black Mountain, Mùm, Isis, Oakley Hall e Black Lips (tutti gruppi che vorrei vedere, anche quelli che ho già visto), sono rimasto piacevolmente sorpreso dagli Apples in Stereo. Il piano iniziale era quello di vedere un paio di pezzi del loro concerto, spostarmi a vedere Ted Leo e poi raggiungere di corsa la venue del live di Jonathan Richman. Niente di tutto questo. Il bello dei festival sta proprio nei programmi che saltano all'ultimo e nelle sorprese dell'ultim'ora.
Conoscevo gli Apples in Stereo e mi piacciono anche un bel po', ma non avrei mai scommesso una lira su un concerto come il loro. E invece...
Invece mi sono trovato davanti un gruppo power pop come ce ne sono pochi in giro. Fieramente retrò e già sentiti. Allegri e potenti. Gli Weezer filtrati Elephant 6. Vestiti come idioti e divertenti come Manchester Utd - Roma.
La giornata migliore è stata senza dubbio la seconda, con il poker Band of Horses, Modest Mouse, Low e Built to Spill (Caizzi: "Ma che sei tu il direttore artistico di 'sta serata classic rock? Mancano solo i Wilco"). Dei primi vedo mezz'ora e quasi rimpiango di essermi perso il resto. SPETTACOLARI. La crasi di Built To Spill e Wilco (ecco). I figli di Neil Young. Portateli in Italia, portateli a casa mia o dove vi pare. Ma portateli! E i pezzi nuovi promettono benissimo.
I Modest Mouse li vedo praticamente dalla transenna. Piena calca. Sul palco hanno due batterie (una la suona Joe Plummer dei Black Heart Procession) e c'è Johnny Marr. Ovviamente. Iniziano alla grande con Paper Thin Walls. Sono una macchina da guerra, suonano con precisione inedita (chi si ricorda i concerti di sei anni fa?) e sorprendente freddezza. I Modest Mouse quasi figli dell'hard core sono ormai un lontano ricordo. Isaac Brock è inquietante come sempre, con tanto di occhio nero e benda da pirata, biascica poche parole ma significative ("Di solito i festival mi fanno schifo, ma qui è carino. C'è gente sopra, sotto, di lato..."). Chiudono con Spitting Venom e lasciano il pubblico in attesa di un bis che non avverrà mai. Peccato (nel frattempo tutti si allontanano dal palco canticchiando la parte di tromba dell'ultima canzone). Unico appunto: le voci che da sotto si sentivano solamente dalle spie.
Raggiungo il concerto dei Low che è già iniziato da un po'. Chiunque li abbia già visti sa cosa aspettarsi. I Low sono quella roba lì, questa roba qui, punto e basta. Possono piacere o non piacere, causare estasi o rompere il cazzo, ma non ti concedono niente, sei tu spettatore che devi andargli incontro e decidere se fanno o meno al caso tuo.
Amazing Grace dal vivo, davanti ad una folla enorme e silenziosa, è emozione pura (ed un giorno, a bocce ferme, senza i blog, i tumbler e last fm, ripenseremo a "Trust" come ad uno dei dischi seriamente importanti di questi anni qua).
I Built to Spill li vedo da lontano ma non troppo. Altezza mixer, più o meno. Non per scarso interesse, l'esatto contrario, ma per evitare il problema "voce" già avuto con i Modest Mouse.
Scelta oculatissima, il loro live sarà devastato dai problemi tecnici (tra cui un feedback assassino che ha frantumato i timpani della band per gli anni a venire), ma nella mia zona si sentirà tutto in maniera quasi ottimale. Se siete di quelli che hanno problemi con la psichedelia e gli assoli di chitarra, statevene a casa. I Built to Spill non fanno per voi. Per tutti gli altri: date un rene, vostra madre, il vostro animale domestico e preparatevi a sentire il miglior indie rock possibile (seguiteli in capo al mondo, ora che sono già passati dall'Italia). Basso, batteria e tre chitarre che si rincorrono e s'incrociano come neanche quelle dei Television (o solo quelle dei Television).
Spaziano tra un disco e l'altro, non si risparmiano, e buttano lì una Carry the Zero che non t'aspetti e che fa male. Doug Martsch potrebbe concorrere con Will Oldham per il titolo di "miglior sosia di De Gregori vivente". Vincerebbe senza sforzo. Vengono tirati giù dal palco dopo un'oretta. Peccato. C'è Dj Psychocandy che incombe. Anche se nessuno ha idea di chi diamine sia. Tra le teorie più accreditate vince quella di Maxcar: "E' uno che suona 'Psychocandy' s su due piatti, contemporaneamente, per fare meglio l'effetto eco."
Ottimi i Grizzly Bear. Il disco mi era piaciuto molto, ma dal vivo mi hanno sorpreso. A partire dalle due canzoni acustiche eseguite nello stand di MySpace. Il live elettrico mi ha spiazzato: nessun pezzo di "Yellow House" e moltissimi brani nuovi e pescati dal passato meno recente della band. Si vestono come dei tedeschi in vacanza. Ed io li amo anche per questo.

Auditori
...

Bonus Track: Modest Mouse - Paper Thin Walls (video).

10 Comments:

Blogger maxcar said...

durante i The Good The Bad And The Zulu dei 99 Posse sembrava di sentire in sottofondo uno strano misto di death metal e cassa, tanto che Damon Albarn ha fatto un esorcistico gesto della croce coi due indici: all'ATP c'erano gli Isis e al CD Drome i Lisabö. Non so se sia imputabile anche al Vice dove c'era un djset degli Shitdisco

11:53 AM  
Blogger a. said...

qualcuno potrebbe lamentarsi per quell' "ex figo". anzi mi lamento anche io. omosessualmente tuo.

12:04 PM  
Anonymous nin-com-pop said...

OT (un po'):
posso dirlo, visto che non resisto più?
un paio di mesi fa io e la mia fidanzata abbiamo fatto delle ricerche partendo dai tuoi post (e quelli di marina, se non sbaglio) sugli wilco. ebbene, siamo giunte alla conclusione che abbiamo ragione noi: si dice I e non GLI. o meglio: si usa I e non GLI.

copio-incollo da un sito che a sua volta copia-incolla da garzanti-linguistica.it:
"Articolo determinativo davanti a W: Se la lettera corrisponde al suono u (semiconsonante, come in whisky) l'uso tende a preferire il anche se la logica grammaticale esigerebbe l'; se corrisponde al suono v (consonante, come wafer, o Wagner) si adopera senz'altro il."

sappi che non è fare le pulci, ma mera curiosità sulla lingua e tutti i suoi dubbi :)

4:16 PM  
Blogger colas said...

ehehe
guarda è una questione che appassiona anche me. E sì, è una semiconsonante per cui ci dovrebbe andare i-il.
Però secondo me suona male e gli wilco mi piace di più (lo sbaglio, lo so, è leggere la w come u).
Comunque ammetto che è da un paio d'anni che lo scrivo così sperando che qualcuno me lo faccia notare.
L'ultima settimana mi ha dato parecchie soddisfazioni in merito.
:)
Da ora in poi li chiamerò Los Wilco

5:11 PM  
Anonymous onanrecords said...

Bello anche il secondo tempo!.

6:23 PM  
Anonymous Anonimo said...

uno deve pur campare
los wilco prestan una loro canzon para la publicidad

check these out

http://iguessimfloating.blogspot.com/2007/06/wilco-on-vw-we-only-wanted-to-sell.html

http://www.stereogum.com/archives/commercial-appeal/volkswilco.html

http://dannymiller.typepad.com/blog/2007/05/the_thanks_he_g.html


mario

6:32 PM  
Blogger colas said...

una sola?
io sapevo sei!

8:32 PM  
Anonymous disorder said...

Io a te sui Built to Spill ti devo dei ringraziamenti, sei uno dei primi che me li ha fatti conoscere. Quindi è anche grazie a te se da solo li ho seguiti, non in capo al mondo ma comunque facendomi un po' di km da solo.
E' valsa davvero la pena, e anche se ho visto solo loro senza gli altri 300 gruppi del Primavera sono contento, ché a BO hanno pure fatto un'ora e tre quarti, tiè ;-P

PS. i Wilco invece ancora non li conosco bene, quindi potrei imparare l'articolo corretto che va loro davanti. Però sono sicuro che non inizierò a chiamare GLI Weezer in altro modo :D
(del resto, io mica mi ricordo sempre di pronunciare ar-i-èm. Quando parlo come mangio diventano rèm)

10:20 PM  
Anonymous Anonimo said...

Allora, tre cose:
1. Non mi piace il giudizio su Beirut, hai sentito una canzone sola, come fai a dire "du' palle"? E' una coltellata inutile, non è da te.
2. Built To Spill, le chitarre più belle della storia del rock dopo i Television? Ne parlavo in negozio con Tortorello ma mi sa che ne parlai anche con te. Ci può stare, sì.
3. Beh, la grammatica parla chiaro: si dice "gli Wilco", però è vero che la consuetudine legittima il cambiamento della lingua. La W non esiste nella lingua italiana, la pronuncia di Wilco è la stessa della parola "uomini", dunque scrivetela come volete ma non venite a dirmi che "gli Wilco" è sbagliato.
-nordovest

6:22 PM  
Anonymous Federica said...

I Built to spill hanno fatto un gran concerto anche a Milano. Sembravano scazzati invece son così, e alla fine un quarto d'ora buono di schitarrate pischedeliche di quelle cose che forse si fanno solo in prova. Bello.

10:16 PM  

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