Un giorno, una canzone/3

E ancora una volta parlo degli Wilco.
E non so perché.
Ultimamente capita che anche quando voglio scrivere di altro finisco per inciampare nel loro nome. Un po' come succede con gli intercalari.
Sai che non è bello infilare un "cioè" in ogni dove, ma lo fai. Non vorresti, ma lo fai.
Neanche te ne accorgi.
Oggi volevo scrivere dei Son Volt. E Son Volt nel dizionario dei sinonimi e contrari sta a Jay Farrar esattamente come bislacco sta a "governo italiano".
E nello stesso dizionario, se guardi bene, ti accorgi di come vicino a Farrar ci sia anche Ucle Tupelo. Già: gli Wilco prima degli Wilco. Ma non solo.
La più grande band sconosciuta di folk moderno.
Con il titolo di un loro disco ci chiamarono un genere. "No Depression". Come anti-folk e prima di alt-country. Ma senza trattino.
C'è stato un momento, subito dopo la fine degli Uncle Tupelo, in cui chiunque doveva scommettere un centesimo su chi tra i membri di quel gruppo avrebbe continuato ad avere una carriera degna di tale nome avrebbe scommesso su Jay Farrar.
Il genio indiscusso era lui. Del talento di Tweedy si sapeva, ma non troppo.
E invece, mentre gli Wilco raggiungevano le arene e diventavano qualcuno anche fuori dai confini americani, i Son Volt si limitavano a vivacchiare pubblicando dischi su dischi, ma senza mai attirare veramente l'attenzione. Mentre Tweedy cresceva, sperimentava e si evolveva, Farrar continuava a lottare con i suoi fantasmi e ad inseguire e ripercorrere in maniera calligrafica le sue radici musicali.
E così, quando nessuno se l'aspettava più, proprio mentre gli Wilco tornano a "guardarsi indietro", arriva un disco nuovo dei Son Volt che è nuovo per davvero. Almeno nelle intenzioni.
L'atmosfera è sempre la stessa. Ci sono il folk, il country, Neil Young e gli R.E.M.
E c'erano anche prima. Ad essere cambiato, finalmente, è lo spirito. Questa volta Farrar scende in campo e gioca per davvero. Si cimenta con il pop, non si nasconde. Ci prova.
"The Search" è un gran disco. Prezioso, anche.
Il suo "Summerteeth".
3 Comments:
grazie della segnalazione
cmq secondo me non sei solo tu ad inciampare
ultimamente nei commenti anche di post che non c'entrano una mazza i nostri saltano fuori, e sempre con parole di enorme affetto e rispetto (come potrebbe essere diversamente?)
sarà la febbre di torino che sale, bo.
A me il disco nuovo dei Son Volt ricorda i grandissimi Buffalo Tom; ecco, lo spirito mi sembra quello, underground rock...
-nordovest
Beh, ci son volt in cui i paragoni calzano... questo è uno di quei momenti.
Uno di quelli che gli piacciono i Wilco "pop".
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