Rock 'n Roll Circle

Bisogna prendere le misure, farsi spazio tra gli strumenti, abituarsi all'idea che, per una sera, tutto sarà diverso.
Niente gruppo sul palco e gente sotto che batte le mani, niente luci che vanno a tempo con la musica, transenne e scaletta da seguire. Niente di niente, eppure tanto. Tantissimo.
Un concerto degli Zita Swoon è un'esperienza unica, un qualcosa che ti cambia la prospettiva e ti lascia con delle domande. Ti fa venire il dubbio che tutto quello che siamo abituati a definire "live show" sia in realtà frutto di una concezione sbagliata.
Entriamo nel giardino del Circolo degli Artisti quando mancano pochi minuti all'inizio del concerto.
Dentro, come dicevo, è tutto diverso. Il centro del locale, la parte abituata a contenere corpi sudati e gente che si sbraccia, questa volta è occupato dagli strumenti.
Tanti, per certi versi anche troppi: chitarre elettriche, acustiche, contrabbasso, basso elettrico, percussioni di vario genere, batteria, tastiere, organo, addirittura una fisarmonica suonata una volta sola e poi rimasta lì a fare scena. E poi le voci: quella di Stef Kamil Carlens e quella delle sue due coriste. Praticamente le I Threes di Bob Marley, ma con un'unità in meno.
Prendiamo posto, qualcuno si siede, pochi restano in piedi.
Ad aumentare la sensazione di spaesamento è la visione di un palco pieno di persone. Un po' come se un giorno Pippo Baudo prendesse una sedia e si mettesse, dalla televisione, a guardare quello che facciamo noi nelle nostre case.
Inizia Stef da solo, si fa strada tra le persone, prende in mano la chitarra ed attacca con una canzone che è un'altra accelerata verso il surreale. Praticamente sembra Springsteen che canta una brano dei dEUS. O Tom Barman che canta una canzone di Springsteen.
Ecco, i dEUS. Stef Kamil Carlens viene da lì, da quel gruppo e per quanto cerchi di fare il possibile per discostarsi dal suo passato, per tutti sarà sempre "il fondatore dei dEUS".
Così c'è scritto sui manifesti. Così c'è scritto in ogni recensione della sua band.
E' vestito come un domatore del circo (o come un Gogol Bordello che si lava), finisce il brano, dà il benvenuto al pubblico e viene raggiunto dagli altri musicisti.
Dopo pochissime battute il concerto si trasforma in una festa: Tom Waits, il reggae, i soliti dEUS, Prince, canzoni in inglese, canzoni in francese. Tutto e il suo contrario. Dopo ogni pezzo cambiano posizione ed assecondano l'assetto circolare del pubblico. Tutti prima o poi si beccano le spalle, tutti vengono guardati dritti negli occhi. Fino al gran finale.
Fino al momento in cui la gente perde il controllo, si alza in piedi, balla e batte le mani, con il cantante che improvvisamente si trasforma in James Brown e si muove come posseduto da un qualcosa.
Lo show finisce e il gruppo sgomita per uscire. Noi altri invece rimaniamo dentro. E facciamo bene. Il bis è una canzone dei Violent Femmes, Add it Up. Ed improvvisamente siamo da un'altra parte, il Circolo diventa un jazz club anni '30, popolato per la maggior parte da gente che non c'era negli anni '70 e che sta ballando una cover di un gruppo degli anni '80.
Il confine tra lo spazio e il tempo va completamente a farsi benedire e ci porta lontano da tutto, dove l'unica cosa che possiamo fare è battere le mani a tempo con la musica.
Un po' di foto del concerto di ieri sera.
My Bond With you and your Planet Disco (video).
I Feel Alive in the City (video)
5 Comments:
grandissimo concerto, non potevi descriverlo meglio.
e grazie anche per il video, mi stavo giusto pentendo di non aver portato con me la macchina fotografica o una qualsiasi cosa per conservare un ricordo concreto della serata
eh ieri sarebbe stato tutto da riprendere, ma in certi casi ballare e divertersi è meglio.
Speriamo che veramente tornino a dicembre
uffa...i miei amici mi hanno avvertito in ritardo...e pure tu. nn sei mio amico!!
Visti di spalla ai Muse al PalaMazda di Milano nel 2001 (circa), quando non avevo la piu' pallida idea di chi fossero ma gia' capivo che era la solita accoppiata a cazzo...
Spettacolo!
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