Il senno di poi (the day after)

Ancora sul disco del giorno. Quello di ieri.
Scommetto che se ne parlerà ancora un bel po' e che probabilmente ci metterà pochissimo ad annoiare, ma dopo aver tentato di raccontare l'emozione del primo vagito (passo dopo passo, premendo pausa e scrivendo tra una canzone e l'altra), mi sembrava giusto esprimere un parere "vero" sulla musica. Solo musica, niente marketing, rivoluzioni possibili e download vari.
Musica e basta.
Mentre portavo a conclusione quel fatidico primo ascolto non riuscivo ancora a capire se quello che stavo sentendo mi stesse realmente piacendo.
Sono arrivato ad avere una vera opinione solo adesso. Giusto prima di andare a dormire e dopo aver vissuto un'intera giornata con i Radiohead nelle orecchie.
Sottofondo e sfondo di qualsiasi cosa fatta da me nel giorno 10 di ottobre.
Dal lavare i piatti al lavorare. Un brano dopo l'altro. Una volta dopo l'altra.
"In Rainbows" è un disco di canzoni. Belle canzoni (senza nessuna caduta di tono).
Il primo dai tempi di "Ok Computer" (incluso) a non giocare a rimpiattino con la paranoia e la claustrofobia (ed in questo senso "Hail to the Thief" li batte tutti).
Come se la musica dei Radiohead fosse una stanza scura e con le finestre chiuse.
Come se finalmente qualcuno avesse avuto il coraggio di aprirle, quelle finestre, e far entrare un po' d'aria (non dico luce).
Con la rilassatezza che prende il posto che era stato del nervosismo e l'inquietudine che resta intatta.
Obliqui, si diceva una volta. Diretti, si dice adesso.
Come se dai Radiohead fosse lecito aspettarsi sempre uno scarto. Ed anche questo, in un certo senso, lo è.
Ascolta: Bodysnatchers
4 Comments:
Concordo.
E' un buon disco. Il primo che riesce a trovare un equilibrio tra OK Computer e Kid A.
Uno scarto finlmente riciclabile.
Arrivo in ritardo (ma arrivo), perchè ho avuto problemi col lavoro e pochissimo tempo per i blog.
Ma ho letto anche il tuo track-by-track e notato che (fortunatamente) ci ritroviamo ancora tutti qui quando i magnifici 5 di Oxford danno fuoco alle polveri.
Il disco l'ho ovviamente scaricato mercoledì mattina (alle 7 mi è arrivata la mail di W.A.S.T.E.) e sono già al decimo ascolto, più o meno.
Mi associo sostanzialmente a quella che credo sia stata la tua impressione: non un disco rivoluzionario come THE BENDS (che uccise il brit pop - halleluja!), o come OK COMPUTER (spartiacque di una generazione), o come KID A (capolavoro massimo e simbolo del nuovo millennio)... ma un lavoro di grandi canzoni, complesse ed intense al tempo stesso.
C'è stato molto lavoro sui ritmi (sincopi, tempi composti, sovrapposizione di diverse linee armoniche, Colin Greenwood presente come non mai!) ma questo non ha inficiato sul pathos di alcuni splendidi movimenti.
Di ARPEGGI forse mi piaceva di più la versione primigena dell'Ether; NUDE ha molta più classe di quando era BIG IDEAS; VIDEOTAPE è all'incirca come è sempre stata (e cioè un Capolavoro, come scrivi anche tu).
Ma forse attualmente la mia Palma va a 15 STEP (che poi in realtà dovrebbe essere plurale... mah!)
Bella l'idea di produrre le batterie dall'idea digitale con suoni veri (non t'aspetteresti un vero batterista suonare così).
Bodysnatchers il nuovo inno nazionale.
Devo dire che il basso e le ritmiche sono le cose dell'album che mi hanno più stupito.
Colin Greenwood suona poco, ma quando entra è incredibile.
Tipo il giro di basso su singolarplurale di 15step che è semplicemente grandioso. O quello di jigsaw, che è forse la canzone che mi piace di meno, ma ha quel basso veramente poderoso
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