Down the river of golden dreams

Gli Okkervil River (la foto è di Studio Koku) sono il gruppo che avrei voluto come compagno dei miei sedici anni.
Ci avete fatto caso?
Quando si vuole tirare in ballo l'adolescenza si finisce sempre a parlare dei sedici anni. Come se i quattordici o i quindici fossero meno importanti e poco formativi.
Il bello degli Okkervil River, il segreto che li rende speciali, sta tutto nella potenza delle loro canzoni. Canzoni da urlare. E non da canticchiare. Che puntano allo stomaco, arrivano al cuore, suscitano reazioni. Vanno dritte al punto.
Gli Okkervil River "comunicano". Trasmettono qualcosa.
Ti catturano e riempiono la tua vita come solo le canzoni di quando eravamo giovani e pieni di vita (eccoci) riuscivano a fare.
Una volta sul palco (quello del Circolo degli Artisti di Roma, nello specifico) danno l'idea di un'armata Brancaleone, sgangherata, non perfetta ed al tempo stesso efficacissima.
Will Sheff non è solo il leader carismatico, l'autore delle canzoni.
E' il centro. Il nocciolo. Il sole a cui girare intorno.
Si capisce subito, guardandolo, che è lui a dirigere i giochi e a fare il concerto.
Se Will non è in forma, la band non gira. Fortunatamente non è questo il caso. Anzi.
Il gruppo convince, supera le difficolta tecniche, resiste a ben due tracolli della corrente elettrica (suonando un intermezzo acustico per poi rientrare, a tempo, appena la luce ritorna.
La seconda volta, improvvisano una canzone con testo e musica inventati su due piedi).
Sembrano gli Wilco punk rock. Our Life Is Not a Movie or Maybe inizia con i clapping, vira verso il noise (proprio come Via Chicago nei live di Tweedy e compari) e sfocia, come un fiume, in For Real. La canzone più bella.
Quella da gridare più forte.
(Ieri sera Roma sembrava New York. E mi rendo conto che New York viene usata ogni qual volta si voglia far riferimenti al concetto di "figo", esattamente come la storia dei sedici anni per parlare dell'adolescenza. Ma davvero: ieri sera faceva un freddo newyorkese, quel freddo che ti sega in due. Ché anche se non sei mai stato a New York - io non ci sono mai stato - LO SAI che è così. Sembrava New York, Roma, con i suoi due concerti belli da vedere a pochissimi metri di distanza. Gli Okkervil River al Circolo e An Hawk And a Hawksaw più Jason Molina all'Init. E' stato bello uscire da un locale, fare pochi passi, e rinchiudersi di corsa in un altro.
Con Molina che, conciato come un D'Artagnan da giardino, dava vita ad un live in solitaria molto emozionante. E' stato bello vederlo, imbarazzato dagli applausi, lanciarsi in lodi sperticate per la programmazione del vecchio - nuovo - locale. Essì, l'Init ci voleva proprio. E' un posto che sa di amore per la musica. Il resto, l'impianto, le migliorie tecniche, arriveranno con il tempo).
2 Comments:
sono stati meravigliosi. lacrime.
(io però alle due date precedenti ho sentito anche so come back e the president's dead, gné gné gné :-P )
però a Roma è stato più bello, l'hai detto tu
;D
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