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Weeds



lunedì, febbraio 11, 2008

Alle falde del Teatro Parioli... paraponziponzipò

Se dovessi stilare una classifica delle cose che non mi perdonerò mai, l'essere arrivato tardi alla registrazione di una puntata del Maurizio Costanzo Show figurerebbe molto in alto.
L'aver perso il momento clou, quello con la luce spenta, l'occhio di bue e la musichetta (quella musichetta), sarà un rimpianto che mi porterò dentro per molto tempo.
Peggio: il solo mi pensiero mi fa sentire come un cronista che ha fallito l'appuntamento più importante della sua carriera.
Un giornalista sportivo che si gira mentre un terzino di quarant'anni segna in rovesciata.
L'inviato che arriva in parlamento quando l'ultima fetta di mortadella è stata consumata.
O semplicemente: un tale che accende il televisore giusto l'attimo seguente ad una cazzata di Ferrara. Insomma: uno che ha perso.

Da più parti il live dei Flaming Lips è stato descritto come la rappresentazione reale delle visioni sotto acido di Wayne Coyne. Bastano solo cinque secondi dentro il Teatro Parioli per rendersi conto di come il Maurizio Costanzo Show sia praticamente la stessa cosa.
Al banco della reception mi accolgono in maniera molto gentile.
Purtroppo il posto che mi è stato riservato è andato perso, ma si fanno in quattro per trovarmene uno nuovo.
Alla fine vengo sbattuto in prima fila. Nell'ultimo sedile sulla destra.
Mi chiedono scusa mille volte, e proprio non capisco perché. Fin quando non realizzo: in quella posizione è praticamente impossibile venire inquadrati.
Per una cosa del genere la quasi totalità degli spettatori dello show bestemmierebbe in Aramaico, giusto prima di dare fuoco alla testa di Costantino, io invece sono felice.
Felicissimo. Sollevato. Ecco la parola giusta.
Per via del trambusto generato dal ritardo, mi rendo conto soltanto dopo essermi già seduto dell'enorme levatura degli ospiti presenti sul palco.
Il tema della puntata è "l'alter-ego", virato furbescamente dal Costanzo in una sorta di analisi sul trasformismo in politica. Tolti Syria, un comico di Zelig, la sua spalla, e Nicoletti, il programma è praticamente una lunga intervista con tre politici.
Sorru, del Partito Democratico, Pecoraro Scanio, Sinistra Arcobaleno, e l'assoluto protagonista: Maurizio Gasparri.
Guardo Gasparri parlare e penso che l'imitazione di Neri Marcorè sia una delle più grandi opere che la società occidentale abbia partorito.
Marcorè è Gasparri. E me ne accorgo solo ora. Dal vivo.
Ogni volta che l'ex ministro si allontana dai discorsi dogmatici tipici della campagna elettorale, ogni volta che cerca di apparire ironico e spiritoso, finisce per riprodurre quell'inconfondibile espressione da ritardato che ha appena visto il camion dei gelati.
Dietro di me il pubblico rumoreggia. Mi volto per guardare i miei vicini e scopro di essere finito in una zona riservata a delle signore sulla sessantina provenienti da Colleferro.
Mentre Gasparri parla, comincia ad alzarsi il brusio.
"Vergogna. Siete tutti uguali. Volete i soldi."
Poi la palla passa a Sorru e Pecoraro Scanio.
Qui il brusio diventa rumore vero, Gasparri è furbo e se ne appropria.
La gente continua sempre a dire che i politici sono tutti uguali, ma il "nostro" riesce a strappare gli applausi più fragorosi.
Intanto Costanzo lancia un video sui trasformisti.
Vengono mostrate immagini del Gay Pride a cui fanno seguito un po' di frasi di Mastella.
Le signore impellicciate dietro di me dicono in coro: "Che schifo".
E purtroppo non stanno pensando a Mastella.

Finalmente riesco a scoprire cosa succede durante i "conciipeiacquitti".
La differita viene fermata per tre secondi (si capisce dai microfoni degli ospiti che vengono chiusi) e poi si riparte come se nulla fosse.Nel frattempo arriva il turno del comico di Zelig e la sua compagna.
La gag è quella dei due che mettono in atto dialoghi in stile "Cinema Polacco".
Le signore ridono. Soprattutto quando si fa riferimento ad una presunta non rigidità del maschio.
E di nuovo si torna a parlare di politica.
Questa volta la discussione cade su Napoli e la munnezza.
Pecoraro Scanio viene praticamente spolpato vivo dal pubblico.
Compreso dalle mie signore che più passa il tempo e più diventano cattive.
Addirittura una fa un bizzarro crossover tra la situazione napoletana ed il problema dei rumeni.
Non capisco il nesso, ma tant'è. Tanto vale concentrarsi su quello che succede sul palco.
Quel che è certo è che l'antipolitica, quella vera, non passa da Beppe Grillo, ma da un manipolo di casalinghe che di lunedì prende un pullman per andare da Colleferro a Roma solo per insultare un politico e farsi inquadrare. Beccarsi un'inquadratura nel mentre di un insulto è praticamente l'equivalente di un goal in una finale di Coppa Campioni.
Perché loro sono così, non si accontentano di essere ultras. Loro vogliono recitare anche il ruolo del bomber e non c'è "conciopeiacquitti" che tenga.

E qui avviene l'irreparabile.
Costanzo annuncia una novità, durante la pubblicità viene messa una rete da pallavolo a dividere a metà la platea. Dalla galleria vengono fatti cadere dei palloncini azzurri e rosa sulle nostre teste.
Un vecchietto vestito da bidello urla: "E' l'ora della ricreazione".
Arrivano sul palco due strappone e parte una musica stile swing misto dance'90.
Il centro dello stage viene preso da Edoardo Vianello che, conciato come un cattivo dei Sopranos, si produce in un medley dei suoi più grandi successi riveduti e corretti.
Nel teatro, intanto, è anarchia totale. Tutti si possono alzare in piedi, correre a colpire i palloncini, ballare, fare i coglioni davanti alle telecamere.
Le signore, agguerritissime, si lanciano per recuperare quanti più palloni possibili.
Ma non li tirano. Se li tengono. Vogliono portarseli a casa. Li mettono da parte.
Vianello finisce il medley, ma attacca i Watussi. "Gli altissimi negri".
Qua si scatenano delle tardone cascate in platea da non so dove.
Anche loro vogliono le inquadrature e per questo ancheggiano in una maniera che dovrebbe essere sexy, ma finisce per diventare tutt'altro. Una sagra di paese, ecco.

La ricreazione viene interotta. Costanzo richiama tutti all'ordine.
Qualcuno comincia a scoppiare i palloncini.
Sembra di stare a Beirut negli anni ottanta. Così il Capitan Maurizio dà un ordine perentorio: scoppiateli tutti ora. A casa non si può portare nulla.
Le signore lo capiscono, ma riescono a far scoppiare i palloni solo dieci minuti dopo l'annuncio.
Arriva il turno di Syria. Canta un inedito di Endrigo, prodotto da Cesare Malfatti.
La figlia di Endrigo, seduta in prima fila, parla di come gli addetti ai lavori si siano dimenticati del padre.
Dopo un altro momento comico, torna il dibattito. Un Costanzo alla frutta ripropone ai suoi ospiti la domanda che chiudeva i suoi show di trent'anni fa. "Che cosa c'è dietro l'angolo?".

I politici ne approfittano per fare campagna elettorale.
Pecoraro Scanio parla del bisogno di grande rinnovamento del sistema energetico italiano.
Fa riferimento all'energia solare.
Le signore, quelle che fino a prima sembravano così attente al problema dell'ambiente, s'imbizzarriscono: "Ancora! Basta! Vergogna!".
Ed allora arriva Gasparri: parla del problema della sicurezza. Applauso.
Ha vinto.

E così finisce lo show.
Esco fuori ad aspettare degli amici e vedo passare in fila tutti i protagonisti del programma.
Ma soprattutto mi colpisce il pubblico. Una ragazza in particolare, accompagnata dalla madre, ferma tutti per delle foto. E' conciata da velina, anche se il viso non lo permetterebbe.
La madre la spinge a fermare qualsiasi parvenza di vip. Come se quelle foto non servissero ad una collezione, ma a qualche altro scopo.
Mentre mi allontano penso a Costanzo come ad un rocker di vecchia data che sceglie di rimanere on stage fino alla morte.
Ormai parla una lingua incomprensibile. Più delle imitazioni che vengono fatte dai comici di turno.
E' oltre. Esattamente come il suo show.
Quello del paese reale.

Sipario.

7 Comments:

Anonymous tostoini said...

..su su, ora puoi dirlo: c'era terry gilliam in regia, al teatro parioli, vero?

11:48 PM  
Anonymous stee said...

il pubblico che hai descritto sembra la miscellanea in coda al supermercato, vergognasontuttiladrinoncisonopiùivaloricirubanoillavoro.
sento tanto freddo e la voglia di lasciarmi vincere dal sonno.

10:46 AM  
Blogger a. said...

costanzo come i rolling stones. anzi peggio.

12:17 PM  
Anonymous Kaktus said...

ma è un racconto di fantasia vero?
Perchè altrimenti la domanda spontanea è: PERCHè LO HAI FATTO?
Assalto acuto di masochismo dettato dalla necessità di toccare con mano il trash, non pago di vederlo miniaturizzato nella scatola televisiva?
E qui parte la canzone di Masini con i suoi perchè...come punizione.

10:57 PM  
Blogger colas said...

"Assalto acuto di masochismo dettato dalla necessità di toccare con mano il trash, non pago di vederlo miniaturizzato nella scatola televisiva"

Esatto proprio questo.
Ne ho avuto l'occasione ed ho approfittato

11:17 PM  
Blogger sergio said...

ma vogliamo parlare del fatto che syria ha fatto una cover dei northpole?

11:44 PM  
Blogger colas said...

e l'ha fatta pure bene, secondo me.

12:46 AM  

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